Un fantastico scultore "fantastico"
di Antonio Pumilia
L'opera di Gaetano Cherubini è il classico caso della perla
nel fango.Il fango è un misto di incapacità del mercato
di scoprire i veri talenti e di colpevole "incapacità" mista
a pigrizia di Gaetano nell'autopromuoversi.
Non vi sembri esagerato quello che sto dicendo. Conosco abbastanza bene
il "milieu" degli artisti romani e sono sicuro che su piazza ci sono
autori sopravvalutati che vendono e vengono lodati oltremisura. Gaetano
invece è schivo e non si sa vendere al meglio, motivo per cui
non è famoso, anche se è solo questione di tempo. Scolpisce,
fonde, elabora, sia soggetti classici e veristi, sia, con la stessa
tecnica sopraffina, soggetti fantastici. Se quanto ho detto sia o meno
vero giudicatelo voi: qui di seguito troverete alcune delle sue opere
ed una intervista, oltre al link al suo sito.
http://utenti.tripod.it/GaetanoC
Caro Antonio,
per prima cosa ti ringrazio dell'interessamento che dimostri alla mia
persona ed al mio lavoro (frase tratta dal manuale del perfetto intervistato).
Sarò breve.
Di seguito riporto in successione cronologica le fasi salienti della
mia vita artistica e non:
-Sono nato a Roma il 26 dicembre del 1948
-le prime tracce documentate del mio cammino artistico sono rappresentate dal
diploma di arti ornamentali rilasciato nel 1975 dalla scuola "S. Giacomo"
di Roma, scuola che ho frequentato per circa 5 anni nelle sezioni plastica
e scultura come allievo del Prof. Eugenio de Courten. Va però
detto che l'attività scultorea (da autodidatta) inizia nei primissimi
anni di vita (le cronache dell'epoca riportano la mia abilità
nel plasmare pappine e frullati);
-il mio nome figura nell'elenco ufficiale del comune di Roma per gli
scultori abilitati al restauro delle opere ornamentali (praticamente
per rifare i nasi ai busti del Gianicolo) ma non ho mai esercitato questa
attività;
-nell'anno 1978 (rapimento Moro) sono andato a lavorare in Algeria
come aiuto contabile di cantiere (il vero Tanò le mokò
sono io);
-nel 1979, ritornato ricco e spietato da Sur el Gohzlan, ho aperto
il mio primo studio artistico, con discreta produzione, a P.za Camerino.
-nel 1981 sono stato assunto dalla soc. Autostrade;
-negli anni 1982 e 1984 ho vinto il premio di scultura organizzato
dal comune di Montecatini (in realtà era ed è tuttora
organizzato dal dopolavoro Autostrade ed i partecipanti erano e sono
dipendenti o familiari di dipendenti);
-nel 1987 ho partecipato al premio "Città della Magnagrecia",
organizzato dal comune di Rossano, inviando un bozzetto in gesso e rame
(che puoi vedere nel mio sito nella sezione "altri materiali"). Il premio
era sponsorizzato da Rai Due (detto tra noi era organizzato da Carlo
Barrese, GR2). Il bozzetto è stato rubato, Barrese, da me contattato
per la richiesta di risarcimento, si è defilato ed io sono rimasto
con un bozzetto in meno ed una partecipazione in più (troppo
m'è costata) ed è per questo che ce la metto.
-una mia scultura lignea, una pietà (intesa come soggetto rappresentato),
è esposta nella chiesa "Regina Pace" di Anguillara Sabazia.
Per quanto riguarda il mio medagliere non aggiungerei altro, anche
perchè non c'è altro.
Aggiungerei solo la mia scarsa propensione all'autopromozione e il
mio carattere schivo e riservato che mi ha precluso onori, fama e denari.
Per quanto riguarda i contenuti dei miei lavori, ho sempre evitato di
dare spiegazioni. Sarebbe abbastanza semplice trovare solleticanti interpretazioni
motivate da macerazioni interiori o visioni notturne allucinate e deliranti,
la verità è molto più semplice: la creazione, se
è spontanea, onesta e non inquinata da pressioni esterne, mette
a nudo molto più di quanto, in fondo, io riesca ad accettare.
Domanda: Ma allora perchè lo fai?
Risposta: perchè non ho particolari nefandezze morali da nascondere
e quindi, in definitiva perchè non ho scelta.
La "costruzione" di quasi tutte le mie sculture inizia con un'idea che
spesso cambia nel corso del lavoro e sempre con emozioni contrastanti:
sconforto quando sono costretto a modificare, esaltazione quando vedo
che l'idea procede.
Per quanto riguarda gli scacchi (sinceramente non ricordo perchè
ho deciso di fare proprio degli scacchi visto che sono un pessimo giocatore)
credo che facciano parte di me (bella robba!); ho cominciato a disegnarli
parecchi anni prima di realizzarli in argento e ne ho fatta anche qualche
copia in legno.
Credo di aver scolpito qualsiasi materiale mi sia capitato a tiro (a
parte ghiaccio, cioccolata e cacca) e sempre per la ricerca dell'intimo
piacere che dà l'esaltazione a cui accennavo prima.Questa è
l'intervista più lunga mi sia mai fatto, ma ho comunque la convinzione
di non aver detto quasi niente di quello che volevi sapere.
Se vuoi che non ti dica altre cose chiedimele pure.
Ciao
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Il Premio Italia, Valerio Evangelisti
ed il radiodramma "Il Castello di Eymerich"
Intervista di Massimo Mongai alla dr.ssa Mavaracchio, Radio RAI
2
Il fatto che Valerio Evngelisti abbia vinto come autore del testo
del radiodramma mattutino,"Il Castello di Eymerich" è passato
molto sottotono. Io non me ne sono accorto, il che non vorrebbe dire
nulla considerando che non sono molto attento al fandom ed in generale
sono un tipo distratto, ma in raltà se ne sarebbe dovuto parlare
di più. Soprattutto perché si tratta di un perfetto esempio
di come la FS possa uscire dal ghetto per entrare sui mass media in
quanto tali. Ed il premio Italia è un premio antico e prestigioso
che premia di volta in volta opere di assoluto valore come minimo mediatico
Abbiamo deciso d tornare sull'argomento per dedicarli lo spazio che
merita ed abbiamo intervistato Annarosa Mavaracchio, che dal 1995 cura
gli sceneggiati e la fiction di Radio2. Prima della separazione delle
reti , Annarosa Mavaracchio era responsabile della fiction di tutte
e tre le reti radio .
Domanda
Sergio Valzania mi ha detto che è stata lei a scegliere Valerio
per il radiodramma. Come è andata?
Risposta
Il mio incontro con Evangelisti risale al '97 , quando fui incaricata
dall'allora direttore dei programmi Stefano Gigotti , di pensare ad
un X- files italiano . Mi rivolsi allora ad Evangelisti che sapevo godere
di un grande successo di pubblico e di cui avevo letto una delle prime
storie di Eymerich .
D.
FS e radio. Ricordo di averne sempre sentita in radio, sia pure non
tantissima, o per lo meno da bambino. Valerio a parte, c'e nè
ancora? Ce nè stata? Compresa la letteratura fantastica in generale?
R.
La Fantascienza è stata offerta sempre in forma di racconto .
Sono stati letti i grandi classici : Asimov e Bradbury .
D.
L'orario del radio dramma della mattina fra le 9 e le 9,30 è
un peak time, per la radio. Fa ascolti. Una posizione di prestigio quindi
ed impegnativa. Com'è andata la doppia esperienza di Valerio?
Gli ascolti?
R.
Il primo sceneggiato di Valerio è stato : " La scala per l'inferno
" che sta andand in onda nuovamente dall'11 dicembre. Ha avuto circa
850 mila ascoltatori . Lo stesso risultato ha avuto "Ilcastello di Eymerich
"
D.
Lo sa che le donne non leggono fantascienza? Lei lo fa? E sia se sì,
sia se no, perché secondo lei questo accade?
R.
Ho letto anch'io i classici e anche qualche episodio di X- Files , oltre
ad Evangelisti ovviamente . Io considero grandissimi antesignani di
SF : Aldous Huxley : Brave New World e Edward Foster : consiglio a tutti
di leggere un suo racconto profetico del 1924 : The Machine Stops.
D.
Il premio Italia. Come nasce, quando, comeviene aggiudicato, chi lo
ha vinto sinora?
R.
Il Premio Italia nasce dopo la guerra , esattamente nel 1949 . Per la
fiction è stato vinto da Radio1 ( Elio Molinari ) , da Radio2
( Dal compianto Adolfo Pitti ) e dalla sottoscritta per Radio3 e Radio2
nel '97 , '99 e adesso nel 2000 . Un "bottino " di cui vado sinceramente
e senza finta modestia orgogliosissima .
D.
Una considerazione personale.Ho saputo che Valerio lo aveva vinto una
settimana fa,perché me lo ha detto en-passant Restuccia (il regista
de "Il ruggito del coniglio che ho inntrato ad una conferenza). Mi sembra
che non sia stato molto pubblicizzato, né dalla stampa, né
dalla RAI . Oppure la stampa non ha reagito per disinteresse per la
FS? O mi sbaglio?
R.
Ha perfettamente ragione . Si parla assai poco della radio , anche internamente
all'azienda . Eppure il Presidente, il prof. Zaccaria mi ha onorata
facendomi molti complimenti e dicendomi : per fortuna che c'è
la radio ! Altrettanto il consigliere Stefano Balassone .
D.
E' possibile ri-sentire le puntate andate in onda collegandosi con il
sito della RAI. E' quasi fantascienza! Il futuro di questa forma di
radio-da-computer?
R.
Ricevo molte e- mail che lamentano disfunzioni dell'audio by internet
. So che ci sono sati dei problemi , che sussistono ancora , ma che
prestissimo saranno risolti .
D.
Programmi per la letteratura fantastica via etere?
R.
Io vorrei che ci fosse una collocazione fissa ad hoc nel palinsesto
pomeridiano di radio2 . Sono convinta che i giovani ci seguirebbero
con grande interesse . Ma credo che i miei rimangano desideri e sogni
....
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A proposito di Grande Fratello, di Apocalittici
e di Integrati
di Goffredo Sarsina
No,
non interverremo nel merito della trasmissione di Canale 5. Piaccia
o non piaccia non ci interessa in questo contesto. Ci interessa prendere
lo spunto dal titolo cha a sua volta prende spunto da un famoso romanzo
di FS. "1984" di Orwell è senza alcun dubbio un romanzo di
Fantascienza. Al tempo stesso è anche un romanzo da "meinstrim",
dato che è stato molte volte recensito, in tutto il mondo,
da critici accademici di tutte le accademie. E del resto un romanzo
così eccezionale non poteva non essere altro che un romanzo
che debordava dal genere nel "meinstrim" (sì, sì, "maistrim",
anzi, "meinstriim")
Tant'è vero che quel nome alla trasmissione è stato dato
perché quel nome, quel termine, da decenni ormai è un
luogo comune per una superautorità, un super controllo.
La pagina che vedete qui sopra è una riproduzione del manoscritto
originale di 1984 ed è esattamente la pagina nella quale apparte
per la prima volta la parola, ed il concetto di "big brother", grande
fratello, la prima volta che appare nel romanzo, nella letteratura inglese
e nella letteratura e nell'immaginario mondiale.
Ma "1984" è anche uno dei più clamorosi esempi i fallimento
della capacità predittiva della fantascienza. Pubblicato nel
1948 (donde, ribaltando le ultime due cifre il titolo) era una fosca
previsione del troskista Horwell sul futuro del mondo dominato da una
dittatura che derivava evidentemente direttamente dallo stalinismo.
Ma 52 anni dopo il massimo di quella previsione è il Grande Fratello
di Pietro Tarricone.
La fantascienza , notoriamente, non prevede bene il futuro. Dove sono
finite le catastrofi nucleari? Il "day after" minacciato costantemente
per tutti gli anni 50, le alterazioni genetiche della natura con relativi
"formiconi", le dittature folli di supercontrollori nazistoidi non si
sono realizzate.
La FS NON ha previsto i personal computer, né Internet, né
l'arresto pressoché totale delle esplorazioni spaziali, né
il fenomeno dell'integralismo religioso, né i comportamenti punk.
Il cuberpunk è nato quasi dieci anni dopo il punk reale.
Ma non sarà che ad essere troppo pessimisti si sbaglia? Ma non
sarà che il futuro non è poi così fosco e cupo?
Dove sono le meduse giganti che dovrebbero affondare i transatlantici,
create dagli esperimenti nucleari sottomarini degli anni 50? E Godzilla?
Perché nessuno negli anni '60 ha previsto, come possibile catastofe
ambientale, il buco nell'ozono?
Apocalittici ed integrati è il titolo di un famoso testo di Umberto
Eco degli anni 70 (credo...), è interessante e complesso da leggere,
ma come spesso accade ai libri importanti, lascia un segno nella società
e nel linguaggio sin al solo titolo.
Ci sono gli apocalittici che prevedono catastrofi (in realtà
le minacciano dato che se le augurano perché sono masochisti)
e gli integrati che le negano (in realtà le temono perché
minaccerebbero il potere che loro hanno o credono di avere).
E la FS , ahimé, purtroppo, segue le mode...
A quando un racconto o romanzo imperniato sulla mucca pazza e relative
future catasrofi alimentar-ecologiche? O è già stato scritto?
Ma il futuro, cosa ci riserva, davvero?
Io non credo che morirò per il morbo di Kreuzfelt-Jacob (sono
un integrato che ama la care rossa e cruda!) temo che morirò
per una caduta a terra, a 85 anni, nel 2035, spezzandomi il femore,
e restando a terra, non soccorso, dopo uno scippo ad opera di un extracomunitario
quindicenne proveniente da Oslo. Biondo, alto, feroce come tutti gli
scandinavi in fuga da una norvegia coperta dai ghiacci della prossima
improvvisa glaciazione , anticipata dalla forzata chiusura del buco
dell'ozono, voluta dai "verdi" e contro i ritmi naturali che prevedono
una buco nell'ozono largo ogni 5000 anni per evitare le glaciazioni...Sono
anche un apocalittico fantasioso e sovversivo, va bene?
Insomma: continuiamo a scrutare il cielo perché non si sa mai,
ma non rovinamoci la vita nel frattempo attribuendo troppa importanza
ai catastrofismi di moda.
Una mia amica non volle comprare per tutto il 1986 il miele perché
aveva letto che nel miele si concentravano "nanocurie" di radiazioni
a tonnellate provenienti da Cernoyl. Una spaventosa palla! Quanta gente
è morta solo di quotidiano inquinamento, solo nel 1986?
Dopo il 1948 la parola ed il concetto di Grande Fratello sono diventati
un luogo comune al punto che ne è nato lo spettacolo "cult dell'autunno.
Che vi sia piaciuto o meno 'Il grande Fratello" di Mediaset/Stream è
cosa sulla quale non mi interessa dibattere qui. Non parlerò
quindi dello spettacolo, non dirò quello che ne penso, non ha
importanza, e poi lo hanno fatto già in tanti e fra non molto
non lo fa più nessuno.Nel nostro futuro non credo ci siano molti
rischi di dittature, di limitazioni delle libertà e via catastrfeggando.
Il Grande Fratello non è un orribile dittatore che ci controlla
tutti, ma a 52 anni da quando è stato temuto per la prima volta,
è solo uno spettacolo, in fondo, una farsa, è fatto della
stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, come diceva Willie...
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L'Inedito di Lovecraft
di Massimo Mongai
Personalmente non ho mai amato molto Lovecraft, lo trovo troppo
fosco e cupo. Ma che sia un autore "di culto" e molto amato , non si
discute. Mystero, la rivista de mistei che dedica ampio spazo alla letteratura
el fantastico, ha trovato e pubblicato un romanz inedito dell'autore
di tanti amati incubi. Ringraziano sebastiano Fusco che ce lo ha permesso,
riportiamo per intero l'articolo uscito sul numero di novembre di Mystero
a riguardo.
"...La notizia, apparsa sul numero 4 di Mystero, del ritrovamento di
romanzi inediti di H.P. Lovecrafl, un autore del quale si pensava fosse
gia stato pubblicato tutto e più di tutto, ha fatto piovere in
redazione richieste di chiarimenti da parte dei lettori. Possibile,
è la domanda piu frequente, che in tanti anni nessuno ne abbia
mai saputo nulla? ...
...Ho dedicato una ventina di pagine proprio a ripercorrere, passo dopo
passo, tutto il cammino che mi ha condotto a identificare i testi (un
romanzo e una lunga novella, che sto ancora traducendo) come opere del
creatore dei "Miti". Qui, cerchero di riassumere in breve le mie conclusioni.
II punto di partenza (va dato a Cesare quel che è di Cesare)
è una frase contenuta in un saggio del critico francese Jacques
Sadoul, che nella sua Storia della fantascienza (Garzanti, Milano 1975)
fa notare come H.P. Lovecraft, dopo la pubblicazione di The Color Out
of Space su "Amazing Stories", non sia mai più apparso su tale
rivista, ma che essa ospitò, negli anni successivi, due racconti
di un certo P.H. Lovering, un autore mai più ricomparso su nessun'altra
rivista americana. E si chiede se per caso non si tratti di un trasparente
pseudonimo.
Incuriosito, sono andato a verificare. Dopo aver avuto la conferma che
il nome "Lovering" non figura mai più in altre pubblicazioni,
né prima né dopo la comparsa dei due titoli a lui attribuiti
(uno su "Amazing Stories", I'altro sul suo supplemento "Amazing Stories
Quarterly"), mi sono procurato i fascicoli in questione, per cercare
qualche indizio che mi riportasse, eventualmente, a Lovecrafl.
...Un indizio l'ho trovato subito, ed e abbastanza robusto. Nella seconda
puntata del romanzo The Inevitable Conflict (pubblicato su "Amazing
Stories" nei numeri di dicembre 1932 e gennaio 1931), sotto il nome
"P.H. Lovering" compare una didascalia che dice testualmente: "Autore
di When the Earth Grew Cold, The Color Out of Space, etc." II primo
titolo e quello dell'altra lunga novella inedita, comparsa sul "Quarterly"
dell'autunno 1929 a firma "Lovering". L'altro è, ovviamente,
il notissimo racconto di Lovecrafl, scritto nel marzo del 1927 e ospitato
da "Amazing" nel numero di settembre dello stesso anno. La rivista stessa,
dunque, rivela che i due autori sono la stessa persona.
Ovviamente questo è un indizio, non una prova: poteva sempre
trattarsi di uno sbaglio.Ho analizzato allora la trama del romanzo,
per vedere se in essa vi fossero riferimenti a qualcosa scritto da Lovecrafl.
In breve, la vicenda di The Inevitable Conflict racconta di un'America
del prossimo futuro (nel 2100 all'incirca: la data esatta non è
specificata) dominata da un governo imbelle e svirilizzato, e minacciata
da un'invasione da parte dell'impero mongolo che aveva gia conquistato
quasi tutto il resto del mondo. Orbene, questa è esattamente
la "traccia del futuro" che Lovecrafl configura in un suo scritto del
1914, Astrology and the Future, pubblicato il 14 ottobre di quell'anno
dal "Providence Evening News" nel corso di una sua polemica con un astrologo
locale.
Ripeto: lo scritto del 1914 riproduce esattamente la trama del romanzo
pubblicato circa quindici anni piu tardi.
Difficile sia un caso: Lovecrafl infatti torna piu volte, nelle sue
lettere e nei suoi saggi, a parlare del pericolo di una "invasione mongola"
(simbolo estremo della xenofobia che caratterizzò i suoi anni
giovanili), e ne fa un accenno anche nel racconto Through the Gates
of the Silver Key. Tutti i riferimenti sono riportati nella mia Introduzione,
ovviamente: qui sono costretto a essere piu conciso. A questo punto,
dunque, sapevo che la rivista sulla quale era ospitato The Inevitable
Conflict lo attribuiva allo stesso autore di The Colour Out of Space,
cioe a Lovecrafl, e che la trama del romanzo stesso era stata messa
su carta e pubblicata, sempre da Lovecrafl, già quindici anmi
prima.
Ho cercato qualche altra prova. L'unico elemento a disposizione era
la "filosofia" del romanzo, il suo senso interno. Orbene, I'opera non
è altro che un'anti-utopia nella quale Lovecrafl drammatizza
la propria visione politica, e traccia narrativamente le conseguenze
dei rischi che vedeva emergere nella societa americana del suo tempo:
la svirilizzazione, la perdita delle tradizioni coloniali, il decadere
delle arti e del buon gusto, il pacifismo spinto all'estremo, il culto
del denaro, I'edonismo materialista. Insomma, ho constatato che la filosofia
personale di Lovecrafl e quella espressa nel romanzo sono identiche.
Di più: ho rintracciato nell'epistolario una serie di lettere
(anche queste dettagliate nell'introduzione nelle quali l'autore...
descrive esattamente lo stesso tipo di società, precisa fin nei
particolari, ipotizzata nel romanzo firmato "Lovering". La descrizione
nelle lettere ricalca addirittura la stessa terminologia impiegata nell'opera
narrativa. Nell' l'ingrandimento del richiamo editoriale americano si
legge: "...Di Poul H. Lovering, autore di "Quando la Terra gelò",
"11 colore venuto dallo spazio"...
A questo punto, personalmente non avevo più dubbi, ma ho cercato
ugualmente altri indizi, trovandone numerosi, sia a livello stilistico
e lessicale, sia riguardanti la struttura della trama. Anche questi
sono esposti nel mio scritto introduttivo. Qui&emdash;per ragioni di
spazio&emdash;mi limiterò a citarne uno solo, che riguarda non
The Inevitable Conflict, ma l'altra novella, When the Earth Grew Cold
(owiamente, ho esaminato i due scritti "in parallelo", anche se ho scelto
di pubblicare per primo il romanzo, più lungo). La trama riguarda
un'umanita del futuro, condannata al gelo eterno per lo spegnersi del
Sole. Cercano un'altra stella presso cui emigrare, un astro intorno
cui ruoti un pianeta accogliente, che faccia all'uomo da nuova patria.
Lo trovano, e sapete come battezzano quest'agognata dimora, questo mondo
a lungo sognato? Gli appassionati di Lovecrafl l'avranno gia capito:
lo chiamano PROVIDENCE, come la patria tamto amata dallo scrittore,
la cittadina da cui non poteva stare lontano, e della quale diceva:
"Io sono Providence, e Providence e me".
Bene, questo è quanto. Nello spazio che mi rimane, vorrei rispondere
a qualche dubbio espresso dai lettori. C'e chi mi chiede: sappiamo che
Lovecraft aveva detto che mai più avrebbe mamdato racconti ad
"Amazing", perche aveva faticato moltissimo a farsi pagare The Colour
Out of Space. Come mai allora ricompare sulle sue pagine? Rispondo.
Lovecrafl non ce l'aveva con "Amazing", ma col suo editore-direttore
Hugo Gernsback, la cui avarizia era leggendaria. Ma Gernsback perse
il controllo della rivista nel 1928, e fondò una nuova casa editrice,
per la quale pubblico "Wonder Stories". Andato via lui, nulla osteggiava
una nuova collaborazione di Lovecrafl con "Amazmg": esistono infatti
diverse lettere (sempre citate nella mia Introdazione), nelle quali
HPL manifesta l'intenzione di inviare nuovi racconti alla testata, diretta
ormai non più da Gernsback, ma da T. O'Conor Sloane.
Un'altra osservazione: è possibile che Lovecrafl non abbia mai
fatto cenno a questa sua opera nell'epistolario? In realta, noi non
sappiamo se l'abbia fatto o meno. Delle centomila lettere che Lovecrafl
scrisse nella sua vita, ne rimangono circa sedicimila, molte delle quali
lunghissime, che nessuno al mondo ha ancora letto per intero. Ne è
in corso una faticosa trascrizione integraie che, se tutto va bene,
verrà riversata su Internet intorno al 2010. Quelle pubblicate
(quasi tutte parzialmente) sono circa un migliaio. D'altra parte, lo
scrittore accenna più volte, nell'epistolario noto, a un'infinita
di suoi testi scritti e mai pubblicati, a nome proprio e altrui, e che
sono liniti dispersi o sono ignorati. Per esempio, il 25 marzo 1933
comunica a Elizabeth Toldrid di essere impegnato nella riscrittura di
un omanzo di quasi trecento cartelle (Selected letters I V, pag. 166);
che fine abbia fatto quest'opera, nessuno lo sa. Secondo me, sono possibili
altre sorprese.
...perché l'uso di uno pseudonimo, mi si chiede ancora. Ritengo
per diversi motivi. In primo luogo, perché L'orrore che viene
dall'Est (che probabilmente scrisse prima degli anni Venti, e aggiornò
in seguito) era per tematica e stile narrativo assai differente dalle
opere grazie alle quali era ormai ben conosciuto, e non voleva confondere
i propri lettori. Poi, per non fare un dispetto a Farnsworth Wright,
il direttore di "Weird Tales", la rivista su cui pubblicava con una
certa continuità, il quale era notoriamente "geloso" dei propri
autori. Ancora, perché con tutta probabilita era poco soddisfatto
del romanzo stesso (era sempre fortemente critico nei confronti della
propria opera): e questo spiegherebbe anche la reticenza nei confronfi
dei corrispondenti.
Spero di aver chiarito dubbi e perplessità, del resto ben comprensibili.
Comunque sia, saro lieto di ogni obiezione, osservazione, informazione
ulteriore che gli appassionati di Lovecraft vorranno darmi, scrivendo
alla redazione di Mystero. L'autore di Providence e come una miniera
inesauribile, che continua a regalare tesori inaspettati. Siamo ancora
molto lontani dall'averla esaurita."
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Notizie da Future Shock
Riceviamo comunicazione dalla redazione di Future Shock e molto
volentieri pubblichiamo.
Il 1° e il 2° premio della IV Edizione del Concorso di narrativa esclusivamente
di science fiction, bandito da Future Shock, sono stati rispettivamente
assegnati a L'ultimo down e a Cacciatori, racconti entrambi
di Piero Gai. Il 3° premio non è stato assegnato. I premi consistavano
nell'abbonamento gratuito a Future Shock. Alla pagina http://digilander.iol.it/carruggio/premio/home.htm
e' possibile visionare tutti i racconti, vincitori delle precedenti
Edizioni.
E' andato on line il n.32 di FUTURE SHOCK http://digilander.iol.it/carruggio/fsk32/home.htm
, la rivista che cerca di valorizzare della fantascienza non tanto la
sua attendibilita' nel campo delle anticipazioni tecnologiche e delle
previsoni futurologiche, quanto la sua capacita' di mediare tra le due
culture e di contribuire al rinnovamento umanistico della nostra societa'.
Ecco, in breve, il sommario:
EDITORIALE: La Grecia classica e la fantascienza (A. Scacco).
SAGGISTICA: DUNE - Libro e film (S. Bernardini); Il meraviglioso Duemila
(M. Cassini); La science fiction negli anni Cinquanta (M. Conti); Lino
Aldani - I racconti (1978-87) (M: G. Cucci); La stella di Arthur C.Clarke
e il sole di Fatima (A. Scacco).
NARRATIVA: Il paradosso del crononauta (R. Casazza); Problemi di pelle
(S. Diciassette); Destino terminale (G. Lupi); Deodoranti planetari
(G. e A. Monaco); Pulcino (L. Picchi); Extra moenia mundi (poesia) (L.
Picchi).
RECENSIONI DI LIBRI: K.W.Jeter, Blade Runner 2; I.Asimov, Fondazione
Anno Zero; M.Pierri, Siderale esistenza; L.Cazzato, Generi, recupero,
dissoluzione; J.G.Ballard, Deserto d'acqua; Ph.K.Dick, L'occhio nel
cielo; E.Benedetto, Viaggio al pianeta Marte.
RECENSIONI DI FILM: Fahrenheit 451; The Astronaut's Wife; Il Gigante
di Ferro.
SPAZIO FANZINES (a cura di S.Ferrigni) NOTIZIE (a cura di A.Scacco).
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