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Il vecchio e la farfalla

Di

Carlo Benedetti


L'uomo dormiva
e tra sè sorrideva
col vecchio capo appoggiato alla mano:
Sognò di essere diventato farfalla,
di aver lasciato il suo vecchio corpo...
la farfalla gialla su di un altro fiore si posò,
di essere diventata un vecchio uomo addormentato poi sognò.

(Angelo Branduardi)

I raggi beta squarciavano la tenebra. Il loro sinistro suono faceva da controcanto al clangore dei cingolati.
La fanteria stava avanzando coperta dalle tute protettive e si stava sempre più avvicinando ai bastioni di Orione. Le difese della città stavano per cedere dopo il lunghissimo assedio.
I rifornimenti ormai non arrivavano da mesi e le scorte erano ridotte all'osso: solo pochi fortunati dentro la città avevano messo qualcosa sotto i denti negli ultimi giorni.
Mike IV si alzò dal divano della sua camera dove si era buttato per riposarsi dopo l'estenuante turno di guardia notturno al magazzino materiali.
Non ne poteva più di questa schifosa guerra. Ma almeno ci si stava avvicinando al combattimento vero e proprio: basta con questa lunga agonia, basta morire lentamente giorno dopo giorno, meglio bruciare subito, intensamente e poi finire piuttosto che trascinarsi in questo schifo!
Si dette una rapida sterilizzata sotto la doccia a raggi ultravioletti ed aprì l'armadio. La sua uniforme da battaglia stava lì, lucida, maestosa e possente.
La indossò con calma, facendo attenzione ai dettagli. Sono sempre le minuzie che ti fottono in azione: un serraggio chiuso male, una guarnizione che sotto sforzo cede e cose del genere.
Controllò lo stato delle sue armi soprattutto di quelle a corta distanza; lo scontro sarebbe sicuramente stato duro.
Lui, il capitano comandante della seconda compagnia Lancieri di Orione, doveva essere alla testa dei suoi uomini ed essere di esempio.
Si recò al piazzale di raccolta dove ancora pochi dei suoi erano arrivati. Lui era sempre tra i primi, se non il primo, ad arrivare all'orario stabilito.
Quando tutti furono giunti e dopo aver verificato che tutti fossero presenti disse:
"Tra qualche minuto si apriranno le porte stagne ed usciremo nell'area prospicente i bastioni. Appena saremo tutti in posizione, ci scontreremo con quegli schifosi lucertoloni verdi. Li faremo a pezzi."
I soldati esultarono e si diressero verso le porte stagne. Ordinatamente passarono al piazzale interno vicino alle porte.
Dopo pochi minuti Mike IV in testa ai suoi uomini si mise a ridosso della porta blindata col fiato sospeso.
La porta si aprì e lui li vide praticamente negli occhi.
Fzzzzzzzzzzhhhhhhhhh!
Le strade della metropoli erano bagnate e maleodoranti. Gli acquazzoni estivi da un lato portavano sempre un po di frescura ma dall'altro smuovevano tutte le schifezze che si erano accumulate nei mesi per le strade. Ed il puzzo era insopportabile.
Il caldo non tardò a tornare e sempre più afoso. Oltre a tutto Michel per professione era costretto a girare con l'impermeabile addosso. Era una vecchia tradizione degli investigatori privati che si perdeva nella notte dei tempi: tutti gli investigatori lo avevano sempre portato, anche se nessuno sapeva ormai perché.
Stava entrando in una zona non molto raccomandabile e d'istinto controllò che la sua sputafuoco fosse lì, sotto la sua ascella, a tenergli compagnia.
L'illuminazione della zona era pessima. Gli venne da pensare che nessuno si e' mai spiegato perché più una zona è pericolosa e più è buia.
Il buio e il relativo silenzio amplificarono i pochi rumori presenti. Si poteva sentire benissimo il respiro dei topi nascosti nei cumuli di immondizia ed ogni nuovo rumore attivava ancora di più il senso di tensione che albergava in Michel.
Perché mai si cacciava sempre in queste situazioni terribili?
Era cominciato come un lavoro semplice semplice, poco rischio e grosso guadagno, come tutti i casi di infedeltà coniugale, in cui bastava seguire il marito e fargli qualche foto nelle braccia della biondona di turno.
Ma qui le cose si erano complicate subito. Il marito non la tradiva semplicemente, eh no!
Era stato irretito da un altro tipo di "femmina". Quando li aveva visti in quella camera di quell'alberghetto schifoso, lui e quella mutante che si stavano mangiando quel poveraccio tutto fatto a pezzi.
Lo stomaco gli si era rivoltato. In tanti anni di servizio nella polizia e negli altri da investigatore, ne aveva viste di schifezze e di cose strane; ma questa le batteva tutte.
Lei, va bene, era una mutante; e, a parte il fatto che non avrebbe dovuto essere in libertà, andarsene in girò così, come gli pareva, era anche comprensibile che fosse per così dire cannibale; ma lui...
Poi, dopo la cenetta, si erano messi in quel lago di sangue a fare sesso, un sesso sfrenato senza controllo.
Michel si chiese come faceva un uomo di mezza età ad avere tutta quella resistenza. Sarà stata forse l'alimentazione sana e naturale?
Comunque nei giorni che li seguì, ne vide delle belle.
Le riunioni tra amici erano il massimo. Decine di mutanti e di umani che dopo essersi così deliziosamente rifocillati, davano vita ad orge spettacolari.
Stava appunto andando ad una di queste riunioni per smascherare definitivamente tutto quello schifo.
Il vicolo era sempre più buio e silenzioso, doveva arrivare alla porta del capannone, quella rossa.
Dietro di lui un rumore più forte, un fiato maleodorante lo investe.
"Cristo, un mutante!" pensò.
Mise mano alla pistola e si girò di scatto.
Fzzzzzzzzzzhhhhhhhhh!
Il relitto si era fatto sempre più grande. La prospettiva di un buon guadagno si faceva sempre più credibile.
Il mestiere di spazzino era considerato uno schifo ma i soldi non hanno mai fatto schifo a nessuno, tanto meno a Michele che, dopo anni senza lavoro, finalmente poteva levarsi molte soddisfazioni. I guadagni erano alti, soprattutto quando, come questa volta, il pezzo recuperato era grosso e di vecchia fabbricazione.
Nelle vecchie navi venivano usati materiali molto costosi, che da anni erano ormai quasi introvabili. Le ditte di recupero pagavano bene per questi pezzi. Per di più il relitto era piuttosto grosso e quindi i materiali dovevano essere molti e buoni.
La musica, che teneva sempre accesa sulla nave, stava uscendo da tutti i diffusori e quelle delicate note jazz lo avvolgevano dandogli un senso di euforia ancora più grande. Niente di meglio che realizzare un buon guadagno ascoltando un bel pezzo di musica come si deve. Mancava giusto un bel bicchiere di Whiskey, un bel single malt da gustarsi in pace.
Mah, si sarebbe premiato più tardi con un bel bicchiere di Knockando, appena finito il recupero.
Michele iniziò la manovra di avvicinamento. Quando era arrivato a pochi chilometri di distanza attivò il raggio traente e trascinò il relitto vicino alla nave; ormai era diventata un'operazione di ruotine dopo tutte le volte che l'aveva fatta.
Il relitto era ormai agganciato quando la musica cominciò a distorcere. "Impossibile" pensò lui. Le distorsioni sulla musica erano ricordi di quando era giovane, oramai non ne sentiva più da decenni.
Potevano essere solo interferenze dovute ad una tempesta magnetica che stavano dando fastidio ai suoi diffusori.
Controllò lo schermo meteorologico, ma nessuna tempesta doveva trovarsi in quel quadrante. Spense allora tutto: motori e raggio traente. Lasciò solo il jazz.
Controllò di nuovo, la distorsione continuava. Effettuò allora le misurazioni sull'ambiente circostante.
Cavolo, il relitto si stava ancora avvicinando! Non poteva certo trattarsi di un caso.
Controllò meglio con tutte le apparecchiature a disposizione della nave e, come si suole dire, quando l'impossibile è stato eliminato, ciò che rimane, per strano ed improbabile che sia, è la verità.
Era il relitto che lo stava traendo ed anche con una forza insospettabile!
Fzzzzzzzzzzhhhhhhhhh!
Il led rosso dell'allarme lampeggiava impazzito. Il beeper ululava. Miklos si scosse dal torpore post-prandiale che lo assaliva sempre dopo una bella mangiata; oggi, poi, aveva particolarmente ecceduto.
"Porca puttana!" esclamò. Controllò immediatamente tutti i misuratori e gli apparve inequivocabilmente che la situazione era grave, molto grave.
"Hey, ce lo stiamo giocando - disse molto agitato al suo collega - Dai svegliati ne abbiamo fritto un altro"
L'altro lo guardò fisso, con uno sguardo strano e vuoto, quello dell'individuo appena svegliato, ma con l'aria attenta di chi si trova di fronte ad uno spettacolo agghiacciante.
Non capitava tutti i giorni di uccidere qualcuno per errore anche se, ormai, stava succedendo sempre più di frequente. Certo, però, che da lì a farci l'abitudine la strada era ancora molta.
"Non abbiamo controllato gli indicatori del computer e lui ha superato i limiti di sicurezza. Gli abbiamo fatto vivere troppe vite tutte insieme."
"Cavolo! Questi imbecilli stanno per anni rinchiusi in casa con la famiglia e poi vengono qui e vogliono vivere tutte le avventure che gli vengono in mente. Non sanno che il cervello le vive troppo intensamente e se vivi troppe vite tutte insieme bruci le tue cellule celebrali in pochi secondi? Le nostre cellule celebrali sono fatte per vivere una vita per volta e ad una velocità normale. Così è innaturale."
"Si! Loro saranno anche degli idioti però siamo noi che avremmo dovuto controllare l'indicatore e non permettergli di superare il limite massimo di vite virtuali contemporanee"
"Ma la colpa non è solo la nostra, è anche della ditta che si ostina a non mettere un controllo automatico che blocca lo spazio virtuale a loro disposizione in caso di pericolo"
Miklos intanto stava armeggiando sulla console di controllo cercando di recuperare la situazione che ormai sembrava disperata. Improvvisamente scosse la testa.
"Non credo che si possa fare più nulla per questo poveraccio"
"Beh alla ditta non interessa molto. Ormai ha pagato ed ha firmato il foglio di scarico di responsabilità, quindi non c'è nemmeno il rischio di una causa."
"Mah speriamo bene! Secondo me questa volta finisce che ci licenziano per davvero"
Fzzzzzzzzzzhhhhhhhhh!