Home - Fantafolio - Link - Futuristico - Storia FS - Interattivo - Mongaica -  I Libri - Servizi - Tour

 


Numero 5 Roma, 23 Marzo 2000


Sommario

I racconti:

Memorie d'un cesso d'astronave

Nel corso della Deepcon 1 (Fiuggi, 3-5 marzo), Massimo Mongai ha incontrato Ed Bishop, l'indimenticato comandante Straker della serie UFO. Nonostante Bishop non abbia interesse per la fantascienza, ne conosce in profondità alcuni aspetti, avendo lavorato oltre che con i coniugi Anderson (UFO, Spazio 1999) anche con Stanley Kubrick. "Finora nessuno aveva mai parlato, nella fantascienza mondiale, dei problemi dell'alimentazione a bordo di un'astronave con alieni", ha detto Massimo, nel presentargli le Memorie d'un cuoco d'astronave (Urania, 1997).
"La parte che ho fatto per 2001: Odissea nello spazio (che in fase di montaggio è stata tagliata, ndr) era ambientata in una toilet", ha risposto Bishop.
"Anche quello è un problema interessante ma per nulla trattato: ci sto lavorando su per la terza puntata delle Memorie", ha detto Mongai. La seconda parte, già pronta, tratta argomenti di culinaria, già anticipati online su Nigra Latebra e in edicola su Fictionaire n. 1.
"Magari adesso che se ne è andato faranno una versione integrale, che durava nove ore, e sarà riproposta anche la mia interpretazione", ha concluso Bishop pensando alla sua partecipazione all'Odissea.

torna al sommario

Di nuovo in Libreria "Memorie di un cuoco d'Astronave"
A cura di Publigold viene di nuovo stampato il libro di Massimo Mongai, stavolta in versione hard-cover e non in edicola ma in libreria. Se ve lo siete perso lo troverete o lo potrete ordinare nelle librerie italiane a partire dal 15 marzo! Se ve lo siete perso, non ve lo ri-perdete.
Cena di Rudy "Basilico" Turturro!!!
Eccola di nuovo. Si terrà di nuovo al ristorante Machiavelli (tel.06-7001757) il 25 Marzo. E poi anche il 5 Maggio, in collaborazione con l'Arci Gola Slow Food Prenotatevi

Fictionaire è morta. Risorgerà?

intervista a Leo Sorge di Massimo Mongai

Fictionaire, la rivista di fantascienza edita dalla Pluricom (http://www.pluricom.it), ha avuto vita breve: un solo numero, quello di ottobre 1999. Da allora l'unica notizia è uscita sul Corriere della Fantascienza, e diceva che tutto sarebbe andato a posto da febbraio. Ma così non è stato. Abbiamo chiesto a Leo Sorge, caporedattore della rivista e fonte della notizia riportata dal Corriere, cosa sia successo.

MM: Qual è la situazione?

LS: Fictionaire non uscirà più. Non ci sono colpe né insuccessi, ma solo una delle regole del mercato. Dopo il primo numero la Pluricom, editore di Fictionaire, ha avuto delle interessanti opportunità, che ha sfruttato. Una delle conseguenze è stata la rifocalizzazione sull'attività principale, che è l'informatica di consumo. Quindi alcune aperture fatte in altri settori sono state accantonate, e Fictionaire era tra queste.

Come è andata la rivista?

Quando esce un solo numero i dati forniti dalla distribuzione non sono completamente affidabili. Il venduto in edicola è stato di 7 mila copie, un volume più che accettabile. Lo staff è tuttora saldo, e i collaboratori sono addirittura aumentati.

Quali critiche avete avuto?

Il mondo online ci ha consigliato di dedicarci di più al cinema. I lettori che scrivevano o telefonavano, che in generale erano assolutamente contenti dell'impostazione, hanno manifestato perplessità sulla fusione tra fantastico e fantascienza. Però i racconti e le illustrazioni che abbiamo ricevuto erano quasi esclusivamente dedicati al fantastico, all'horror e al medievale.
I racconti e lo zibaldone, il nostro notiziario, hanno raccolto consensi unanimi.

Quali idee vi siete fatti dell'editoria del settore?

Se per tanti anni non s'erano fatte riviste su carta ci doveva essere un motivo: la scarsa rispondenza del pubblico ad iniziative di questo tipo. In Italia gli appassionati di fantascienza non sono pochissimi, ma in genere sono integralisti e troppo spesso si suddividono in gruppuscoli. Guelfi e ghibellini hanno sempre bloccato tutto. Se si riuscisse ad avere un punto di vista comune le cose prospererebbero per tutti.

Ci riproverete?

E' estremamente possibile. In questi mesi abbiamo continuato a lavorare per coagulare interessi che possano portare la fantascienza italiana fuori dalle catacombe. Se ci riproveremo, la nostra rivista sarà a disposizione anche di chi la pensa diversamente da noi.

torna al sommario

FANCON2000

di Massimo Mongai

L'ERA DELL'ACQUARIO
Convention Nazionale Italiana della Fantascienza e della Letteratura del Fantastico
Courmayeur (Aosta - Italy)
dal 28 Aprile al 1° Maggio 2000

fancon@keltia.it
http://www.keltia.it/Fancon

Se la fine del secondo millennio ha portato immagini di distruzione e catastrofe e il risorgere di uno spirito medioevale, gli albori del terzo millennio ci parlano di una rinnovata spiritualità e di una nuova epoca di speranza nelle potenzialità dell'uomo e della scienza.
L'Età dell'Acquario, un‚epoca di rinascita e rinnovamento dopo la crisi e la fine dell'Era precedente.
La fantascienza diviene ecologica, propositiva e nuovamente ottimistica.
Da anni varie tendenze culturali come il New Age proclamano un imminente risveglio delle coscienze al sopraggiungere della nuova era: l'Età dell'Acquario. Il risveglio della cultura celtica richiama gli antichi miti e i temi della rinascita.
FANCON, dal 1988 fondamentale punto di riferimento della Fantascienza e del Fantasy in Italia, darà il giusto benvenuto a questa nuova era, nell'eccezionale cornice di Courmayeur, con la presenza dei più famosi e amati Autori italiani ed internazionali di SF e Fantasy, ospiti illustri, Clubs e Cult Movie; spettacoli di musica e folclore; Mostre dei maggiori Illustratori del Fantastico, la tradizionale Fiera del Fumetto Fantastico, FANCOMIX2000, e l'abituale appuntamento col Libro nel Fantastico con la presentazione delle novità editoriali per il 2000 di tutte le maggiori Case Editrici del settore, e molto altro ancora.
Per lo spazio dedicato alla "Scienza ai confini della Fantascienza" si sta organizzando un convegno di studi di due giorni dedicato all'Editoria Elettronica e alle rivoluzioni tecnologiche che si prospettano per il libro.
Ospite d'Onore di FANCON2000 sarà l'Autrice irlandese Morgan Llywelyn che presiederà all'avvio dei lavori e che nel corso delle quattro giornate del congresso presenterà al pubblico la sua Opera letteraria, firmerà copie dei suoi libri e consegnerà personalmente il Premio Courmayeur al vincitore della categoria Fantasy.

per contatti e informazioni:

Segreteria FANCON c/o Keltia Editrice
Rue du Bailliage 5 - 11100 Aosta
Tel. 0165-364040 - Fax. 0165-33377
E-mail fancon@keltia.it - http://www.keltia.it/Fancon


L'Autrice Irlandese
MORGAN LLYWELYN
sarà a Courmayeur dal 18 Aprile al 1 Maggio 2000 a disposizione degli appassionati italiani quale
Ospite d‚Onore di FANCON 2000
XXVI° Convegno Nazionale Italiano del Fantastico

fancon@keltia.it
http://www.keltia.it/Fancon

Morgan Llywelyn é ormai riconosciuta come la più importante e acclamata autrice di narrativa storica di ambientazione celtica ed é famosa sia in Irlanda che negli Stati Uniti per la sua conoscenza della storia e del folklore irlandese. Nata a New York da genitori irlandesi, ha fatto dapprima parlare di sé non per i suoi libri, ma per la sua carriera
sportiva. Infatti, nel 1975 era stata candidata a far parte della squadra olimpica di equitazione degli Stati Uniti. Quando però non venne inclusa nella selezione uffficiale per le olimpiadi di Montreal del 1976, decise di dedicarsi con impegno alla sua antica passione, la narrativa storica, esplorando a fondo le vicende della propria famiglia per scrivere "The wind from Hastings", Il vento di Hastings, un libro che le procurò un immediato e lusinghiero successo.
Il suo secondo romanzo, "Il leone d‚Irlanda" (1979, storia di Brian Boru, primo Re che riuscì ad unificare l'Irlanda), ottenne un‚accoglienza ancor più clamorosa. Nel corso degli anni, "Il leone d'Irlanda" ha spinto lettori e lettrici di tutte le età e di varia estrazione a scrivere una valanga di lettere, per cui il libro viene continuamente ristampato.
Dopo questa grande affermazione sono seguiti altri romanzi, fra cui: "L'epopea di Amergin" (1984), "I guerrieri del Ramo Rosso" (1989, storia del leggendario eroe ChuCulain), "Il potere dei Druidi" (1991, storia dei personaggi che portarono Cesare e Vercingetorige allo scontro di Alesia), "L'ultimo principe" (1992), "La saga di Finn MacCoo" (1994, storia degli eroi delle Fianna irlandesi), "L'orgoglio dei leoni" (1995, seguito del "Leone d‚Irlanda") e "Grania, la regina dei mari d‚Irlanda".(Tutti pubblicati in Italia dalla Editrice Nord)

Fra il 1984 e il 1985, dopo la morte prematura del marito, Morgan Llywelyn ha deciso di trasferirsi definitivamente in Irlanda. Attualmente è fiduciaria del Fondo irlandese della letteratura per l'infanzia, fa parte del comitato esecutivo dell'Unione Irlandese degli Scrittori e della sezione locale del PEN Club. Camminatrice instancabile, ha eslporato a piedi in lungo e in largo la terra che rivive nelle sue epiche narrazioni.

"L'abilità quasi soprannaturale di Morgan Llywelyn di trascinare i
lettori indietro attraverso i secoli deriva da una comprensione profonda e quasi intuitiva di altre ere: come scrittrice, lei é alla costante ricerca della qualità e della realtà umana alle spalle della storia e del folclore, con il risultato che anche le poche figure immaginarie da lei introdotte nelle sue opere risultano del tutto vere e aderenti alla loro epoca. Queste figure giocano un intenso ruolo di sostegno a vantaggio di numerosi personaggi storici, gettando luce sul tipo di società in cui essi vivevano.
Morgan Llywelyn possiede la rara abilità di descrivere ciò che accade dopo un evento sconvolgente, di scoprire in che modo la gente riprende a vivere, quali adattamenti e quali scelte deve compiere. Dal punto di vista dei fatti, le storie raccontate da Morgan Llywelyn sono accurate, e come discendente diretto di Brian Boru e Capo della Casata, ritengo che noi O‚Brien si sia stati davvero fortunati ad avere in Morgan Llywelyn un moderno bardo che raccontasse con tanta eloquenza e passione la storia della nostra razza".

L.O‚Brien
Principe di Thomond
18° Barone Inchiquin
County Clare, Irlanda

A fianco dei consueti incontri del Fandom (il mondo degli appassionati e fans di genere), nel consueto spazio dedicato alla "Scienza ai confini della Fantascienza" si è pensato di organizzare un vero e proprio convegno di studi sull'editoria elettronica per analizzare quella che sarà senz‚altro una delle più importanti rivoluzioni tecnologiche dei prossimi anni.

Convegno di Studi su L'Editoria Elettronica nell'ambito di Fancon 2000 Courmayeur 18 Aprile - 1 Maggio 2000


Annunciata da una serie di articoli apparsi nelle pagine letterarie del Corriere della Sera nei quali molti esperti hanno dibattuto il futuro dell'editoria, sta per cominciare anche in Italia una rapida evoluzione del modo di vedere l'editoria del futuro anche alla luce delle nuove tecnologie elettroniche. Pensiamo che a Courmayeur non si debba perdere l' occasione per presentare e dibattere e approfondire questo tema che sarà il motivo dominante dei prossimi anni.
Le nuove tecnologie di comunicazione unita alla comparsa dei primi prototipi di E-Book, libri elettronici a basso costo fino a ieri ipotizzati solo dalla fantascienza e oggi ormai già disponibili nei primi prototipi porteranno se non alla scomparsa del libro stampato, certamente alla creazione di un nuovo modo alternativo di fare editoria e di "consumare" il prodotto libro.
Siamo ancora all'inizio del fenomeno, ma la rapida crescita di interesse che si genera attorno ad esso evidenzia la necessità di organizzare un convegno per fare il punto delle situazione.

La rivoluzione dell'editoria è cominciata con l'Every-Book, con il Soft Book, con il Rocket E-Book, che tra poco faranno la loro apparizione anche in Italia.
Tutti credono alla nuova era dell'editoria e grandi gruppi stanno investendo ingenti capitali sulle nuove tecnologie. Ma questa rivoluzione deve ancora cominciare che giá sono allo studio i supporti tecnologici della "seconda generazione" ; una rivoluzione che cambierá per sempre il modo di fare i libri e di fare gli "editor".

Il libro elettronico rivoluzionerá non solo l'editoria, ma anche il suo approccio all'Autore; l' autore piú oscuro sará in grado di pubblicarsi da solo e chiunque potrà diventere editore e distributore di se stesso. Gli Editori da subito dovranno ripensare in modo totalmente nuovo il loro mestiere e il loro futuro ruolo all'interno dell'industria del libro e della diffusione della cultura.

Analoghi sommovimenti si avranno per il concetto di diritto d'autore e di distribuzione delle opere sicché anche la Libreria e il ruolo del Libraio ne verranno via via modificati fino a stravolgerne l'aspetto attuale.

torna al sommario

Dark City di Alex Proyas

di Francesca Romana Fuxa Sadurny

Quello che sto per commentarvi è un film uscito nelle sale cinematografiche l'anno scorso, si intitola "Dark City" ed è stato quasi totalmente ignorato, a torto, dal pubblico.
Questo film, scritto e diretto da Alex Proyas, vede come attori un William Hurt molto convincente nella sua parte di investigatore per conto della polizia e un Keifer Sutherland poco curato e molto intrigante nella parte dello scienziato pazzo ma in fondo buono. E' un film che mi ha tenuta col fiato sospeso fino alla fine.
Buona la regia e originale la sceneggiatura e l'ambientazione.
La storia che viene narrata si svolge tutta nella notte…ma non nel senso che il film ripercorre una intera notte bensì nel senso che la notte è l'anima del film e la chiave di volta dell'intera vicenda che si sviluppa nella pellicola cinematografica.
Perché ne parlo qui? Perché è un film di fantascienza….ovviamente! infatti alieni scappati dal loro mondo scoprono la terra e riproducono una città allo scopo di carpire l'essenza del vivere degli umani….la finalità è modificare il presente e studiare tutte le forme di adattamento dell'uomo; per far questo si reiventa, notte dopo notte, una casa, una vita, una morte e una città intera……
Commuovente, interessante e avvincente questo film presenta tutti gli ingredienti per essere considerato un buon film di fantascienza…..mancano, è vero, le battaglie interstellari, le scorribande nel cielo infinito e mostri orrendi ma c'è quello che che ogni buon lettore di fantascienza ama, ossia il mistero…il pericolo….l'ignoto….l'inumano che costituisce il rovescio dell'uomo….l'improbabile…..l'inafferrabile….e la notte….
Quasi tutti i libri e i film di fantascienza fotografano momenti in cui è presente ed essenziale il buio o il nero o lo spazio senza luce…anche in questo film, sebbene molto accentuato, vi è spazio per la notte…anzi è la stessa notte, che non muta mai, a far insospettire l'attore principale che, per uno scherzo o per un errore, diventa il maggior nemico degli alieni.
Per certi versi il film sembra avere una fine scontata…si sa già chi sopravviverà e chi muorità ma quello che interessa è come la fine si sviluppa…come il regista e, per lui lo sceneggiatore, inventa questa fine ed è qui che lo spettatore vive il momento più intenso del film…..il momento in cui comprende quello che ancora non riusciva a comprendere…il momento in cui apprezza l'idea sottesa al film e si sente inquieto…..è il momento della scoperta e della consapevolezza del vero…..è il momento in cui si accorge di quanto triste e ingannevole sia la verità sul mondo… mondo bello ma terrificante…un po' come accade, mutatis mutandis, in "Matrix"….
Viene, allora, da chiedersi quale sia il mondo che si preferisce: se quello reale con tutte le sue contraddizioni o quello finto e creato ad arte che però si ripete e dà certezze? Nel film, ovviamente, tutto è risolto secondo un finale coerente e molto buonista ma si devono apprezzare lo sforzo e l'audacia del regista e dello sceneggiatore.
Mi pare di poter scorgere in questo film una inquietudine che è comune a molti uomini: cosa si cela dietro il tempo? Cosa si nasconde oltre il tempo che percepiamo? A parte le considerazioni strettamente scientifiche, il tempo, così come questo film ci insegna, inganna….manipola…nasconde….ricostruisce nuove realtà…….. Che non sia così anche fuori dal film???!!!!

torna al sommario

Continua il gadget:
La sesta parte del "mitico"

Tra poco reperibile anche in libreria
Non perdetelo

Il successo del Future Film Festival

Le nuove tecnologie nel cinema di animazione, quale che sia, passano per Bologna

di Leo Sorge

Organizzato da Giulietta Fara, Andrea Morini ed Andrea Romeo, il Future Film Festival (http://www.clarence.com/home/futurefilm) è alla seconda edizione ed è già piuttosto ricco. Ha attivato svariate collaborazioni con altre realtà importanti del panorama italiano che conta, prima fra tutte quella con il Festival del cinema di Venezia. In laguna ha promosso il FFF Digital Award, vinto dal giapponese Makoto Tezka con l'onirico film Hakuchi.
Il FFF ha espresso una rassegna di tutte le forme di arte digitale animata, dai cartoni (sia giapponesi che statunitensi) agli effetti speciali, dai film digitali alla pubblicità. In particolare grande spazio è stato dedicato al Franch Touch, l'approccio artistico che sta rendendo merito ai cugini transalpini in un settore così statunitense. Particolarmente apprezzato è stato l'intervento di Nicolas Trout, della Mac Guff Ligne, attualmente sui cinescopi italiani con la pubblcità della Punto che parcheggia tra gli animali.
Proprio la rassegna felsinea ha ospitato svariate prime di Toy Story 2, in inglese ma anche nella versione italiana, per la gioia dei bimbi intervenuti alla proiezione della mattina di domenica 23 gennaio nonostante la neve caduta nella notte. Nei primi giorni ha partecipato ai vari incontri anche Dylan Brown, capo animatore di Toy Story 2 (http://www.toystory2.com, http://www.buenavista.it).
Sfortunatamente un imprevisto nel quale è incorsa la moglie ha impedito la partecipazione del maestro Go Nagai, previsto ospite d'onore della manifestazione. Al padre di buona parte dei robot del recente passato (da Mazinga a Jeeg, tanto per citarne un paio) e di tanti fumetti (forse su tutti Devilman), e soprattutto alla sua signora, vanno i nostri auguri. Francesco di Sanzo di Dynamic Italia, che aveva portato in Italia il maestro, ha voluto dare la notizia di persona, confermando la serietà dell'azienda che rappresentava.
Per la prossima edizione ci permettiamo un consiglio al trio organizzatore: suddividere in modo più chiaro gli eventi nelle varie categorie (pubblicità, giochi, film, effetti…). Vista l'enorme ricchezza del programma, infatti, a nostro parere si renderebbe più fruibile l'intera panoramica.

Anche la new age del fumetto sgradevolmente affascinante è entrata nel festival, grazie a Futurama, la serie più fantasy dell'autore dei Simpson e di South Park.

torna al sommario

Frankenstein, La Piccola Bottega degli Orrori, Roger Corman e la FS in TV.

di Massimo Mongai

Circa due mesi fa ho visto su TMC2 un film interessante, "Frankenstein. Oltre la Frontiera del Tempo", di Roger Corman, (Frankenstein Unbound). E' la storia di uno scienziato del futuro che si trova sbalzato nel 1817 ed incontra il vero barone di F. che sta realmente creando il mostro e a latere la moglie di Shelley che sta per scriverne la storia, come fosse tutto vero. Bella storia, piena di complicazioni. Non a caso scritta ricavando molte situazioni del testo originale sia la storia tratta da un romanzo di Brian Aldiss.
Ho cercato sul Mereghetti (Dizionario dei Film, mitico, completo e pieno di giudizi sbagliati sul cinema mondiale, ma da comprare al volo) altre info e le ho trovate. In particolar modo quanto segue:
-il film è stato girato quasi tutto in Italia, le montagne svizzere sono le Alpi italiane e il laboratorio è una chiesa fuori Milano adattata da Enrico Tovaglieri, lo scenografo de "L'Albero degli Zoccoli".
-Conoscevo Corman solamente di nome ed ho scoperto che era dal 1971 che non girava, ma che aveva girato una trentina di film fra cui il mitico "Il mostro del pianeta perduto", titolo assurdo visto che parla di un mutante terrestre, un B movie involontariamente comico, ma che da bambino mi aveva spaventato a morte!
-ma anche che Corman ha girato la prima versione, nel 1960, de "La piccola Bottega degli Orrori", da cui è stato tratto il musical, dal quale è stato tratto il film musicale a colori di qualche tempo fa.
-ed infine che dalla storia di Mary Shelley sono stati tratti non meno di 34 film!

Per riunire tutti questi dati in un'unica considerazione non posso che dire che ho constatato che TMC e TMC2 danno alla fantascienza molto più spazio che non RAI e Mediaset insieme. Il che dimostra fantasia e coraggio considerando che siamo un pubblico di nicchia, piccolo ma ampliabile.
Ma anche che una bella storia regge letteralmente i secoli. Se ci pensate una diciannovenne inglese un po' pazzerellona e , per l'epoca, sessualmente molto disinvolta, in viaggio nel posto meno fantascientifico del pianeta, la Svizzera, scrive quasi due secoli fa una storia che ancora ci coinvolge e ci stimola (Kenneth Branagh, altro inglese pazzerrellone ha rifatto il tutto nel 1994).
Una storia così è una storia che tocca nel profondo qualche corda segreta nell'animo umano. Ed ' una storia nata per scommessa, lei, il suo futuro marito, il poeta inglese Shelley ed altri amici si impegnarono tutti a scrivere una storia "gotica" come si chiamava allora, e fu solo Mary a finire il lavoro.
Non male per una cosina scritta così, senza tante pretese, no?

torna al sommario

Nota editoriale

di
Carlo Benedetti

Continua la nostra iniziativa di pubblicare direttamente su "Il Foglio" i racconti, questo mese ne troverete addirittura due: il primo "La Guardia al cimitero" di Francesco Pomponio, il secondo invece dà il via ad una nostra nuova iniziativa.

torna al sommario

La guardia al cimitero

Di Francesco Pomponio

Rientrando trovò notizie di suo figlio.
La spia luminosa lampeggiava per indicare che c'erano messaggi in attesa. Non si tolse neanche il cappotto, gettò lo scialle su una sedia e con le dita infreddolite premette il pulsante.
In effetti avrebbe potuto disdire il contratto con la compagnia telefonica dato che non telefonava mai a nessuno e mai nessuno chiamava lei, ma era vecchia ormai e viveva col timore di sentirsi male all'improvviso, oppure che a qualcuno di quegli sbandati che vivevano in periferia venisse in mente di farle visita.
Però il vero motivo era che aveva un figlio in giro per le stelle e voleva che in ogni momento potesse parlare con lei se fosse stato necessario.
Il piccolo schermo si illuminò e apparve il viso sempre giovane di Andrea.
"Ciao ma', come al solito non ci sei, lo so che ti dai alla bella vita quando io sono fuori - la donna sorrise - però, se gli innumerevoli maschi che girano lì intorno ti lasceranno un po' di tempo, sappi che domani sarò a casa. Ormai stiamo navigando a bassa velocità e ci troviamo verso i confini del nostro Sistema, se tutto andrà bene manca poco all'arrivo. Purtroppo ho potuto avvisarti solo adesso perché lo sai come sono le trasmissioni durante i viaggi. Se avessi chiamato prima il messaggio arriverebbe fra qualche migliaio di anni, quando non ci saranno più neanche gli apparecchi adatti a riceverlo.
Lo so che tu invece credi che io non abbia voglia di chiamarti, ma un giorno ti porterò con me, così vedrai con i tuoi occhi."
"Sì, stai fresco se speri che io salga su uno di quei cosi che ti piacciono tanto." Pensò la donna sorridendo.
Il messaggio finì e lo schermo ridivenne nero.
Se lo riguardò diverse volte, non era cambiato per niente il suo Andrea, e probabilmente portava ancora la stessa divisa di quando era partito. Il viso, da dentro lo schermo ripeteva sempre le stesse parole, ma lei ci trovava ogni volta una sfumatura nuova.
Era proprio un bel ragazzo suo figlio.
Peccato che non volesse saperne di sistemarsi e le brave ragazze della sua età erano ormai sposate, invecchiate e ingrassate.
"D'altra parte è una fortuna che non abbia sposato nessuna di quelle sciattone che circolano da queste parti, e pensare che erano così carine da giovani."
Sorrise con un po' di cattiveria, in fondo ci godeva a vedere le figlie delle sue amiche insieme ai loro mariti grassi e con i capelli radi. Era vero che lei suo figlio lo vedeva poco, ma quando tornava rimanevano tutte senza parole e loro due si divertivano un mondo a girare sottobraccio per il quartiere e farle morire d'invidia.
"Tu però sei vecchia." Dicevano alcune.
"Anche voi lo siete, e di giovane non vi è rimasto più niente."
Rispondeva.
"Beh, abbiamo i nipoti, e loro sono giovani."
Questo era vero, e lei ci pensava spesso, ma preferiva non parlarne ad Andrea per non fare la parte della madre petulante.

Arrivò fino in centro per comprare le verdure fresche che piacevano a lui. Ormai si trovavano solo in pochi negozi e lei non ne acquistava mai, ma suo figlio ne andava pazzo e durante i viaggi le poteva mangiare di rado.
Era uno dei pochi ragazzi che adorava il minestrone perciò non poteva non farglielo trovare.
Il tempo era piovoso da diversi giorni ma le previsioni assicuravano che il giorno dopo sarebbe stata una giornata di sole.
"Come faranno a saperlo..." disse la donna guardando il cielo attraversato da grosse nuvole grigie.
"Ma tanto non ci indovinano, come al solito. Però se il tempo fosse bello davvero potremmo andarcene a far colazione al bar, come facevo con suo padre." Si concentrò sul peso delle borse e smise di pensare al giovanotto la cui foto stava sul comò, vicino a quella di Andrea e la gente li scambiava per fratelli.
Perché suo marito era morto giovane, in modo che lei potesse sempre ricordarlo così. E suo figlio invece non voleva saperne di invecchiare. Perciò non avrebbe avuto modo di sapere come sarebbe stato il suo bel marito a trent'anni.
Ma ormai era passato il tempo di essere triste, al massimo si sentiva malinconica ogni tanto. E i pomeriggi che passava a rivedere le immagini dei loro anni insieme erano fra le cose migliori che aveva avuto da allora in poi.
Non che fosse molto, ma di meglio non aveva trovato, il marito più bello se l'era già preso, come avrebbe potuto accontentarsi di meno? Preferì rimanere sola con suo figlio, e poi sola con sé stessa quando Andrea scelse quel lavoro.

Camminava piano verso casa, fra le foglie che il vento sollevava per la strada che nessuno spazzava più.
Ma in compenso neanche c'era più chi gettava cartacce e cicche di sigarette. La gente era sparita e nel vecchio quartiere di periferia restavano solo pochi vecchi che non sapevano in che posto andare o che non volevano andare in nessun posto.
Ormai chi aveva qualche soldo si ritirava nei paesi sulle montagne, dove l'aria era meno inquinata, mentre i poveri partivano per altri mondi, sulle navi che guidava suo figlio.
"Non è che le guidi da solo, sono navi grandi, però lui è uno di quelli che decide dove si va e a che velocità." Disse alla proprietaria della latteria sotto i portici posando una moneta sul marmo bagnato del banco.
"Deve essere un bel lavoro, a parte il fatto che sta sempre fuori di casa." Rispose la donna consegnandole la bottiglia.
"Per lui non è sempre, per chi sta lì sopra passa solo una settimana a viaggio, infatti non invecchia."
"Ma come e' possibile?"
"Non lo so come sia possibile, però temo che tornando dal prossimo viaggio non saprà a chi far lavare le sue magliette di una settimana."
"Non dica queste cose, pensi che domani sarà qui."
"E io che non ci volevo credere la prima volta e lo rimproveravo perché non sta bene portare per tanti anni sempre gli stessi indumenti..." La donna rise.
Il vento muoveva la tenda di grani che impediva l'entrata alle mosche e un cane esitava sulla soglia aspettando qualcosa da mangiare. I giornali invecchiavano nella vetrina, senza nessuno che li comprasse né che li riprendesse indietro.
"Chissà perché insistono a portarli, gliel'ho detto cento volte che ormai la gente guarda solo la TV e non ha voglia di leggere le notizie del giorno prima, ma loro non ci sentono. In una settimana ne avrò venduti due o tre."
"Il fatto è che non c'è rimasto più nessuno, a parte noi vecchi."
"Lei potrebbe andarsene da qualche parte con suo figlio, in un posto più pulito di questo e costringerlo a farle dei nipotini."
"Veramente lui me lo dice spesso, non i nipotini, quell'altra cosa, ma io non riesco a decidermi. Ormai sto qui, chi me lo fa fare a ricominciare da capo, ho il mio lavoro, la mia casa con tutti i ricordi, cosa ci vado a fare su un pianeta sconosciuto?"
"Io ci andrei se mi ci portassero, sono stufa di questo bar."
Per un momento rimasero in silenzio a pensare ai fatti propri, come fanno spesso i vecchi, che ormai hanno scordato la fretta di quando erano giovani, alla fine Lidia raccolse le borse con la spesa e si avviò verso la porta. Poi ci ripensò.
"Ah, visto che domani è un giorno speciale mi dia anche un po' di caffè, ma di quello vero."
"Per i clienti che mi sono simpatici ne ho sempre un po' di riserva." Disse la donna entrando nel retrobottega.
Ne tornò con in mano un pacchetto marrone.
"Ecco qua, e mi venga a trovare domattina, con Andrea ovviamente."
"Si figuri se non ci vengo, spero solo che non piova."
Uscì nella giornata ventosa e si diresse verso casa, con la sciarpa che sbatteva e le borse di plastica che frusciavano nell'aria agitata.

Lungo la via stavano ancora i binari del tram che una volta arrivava in periferia, e che ora avevano eliminato per risparmiare e perché tanto gli abitanti erano pochi. Per i primi tempi era stato sostituito da piccoli autobus, poi un po' alla volta avevano cominciato a diradare le corse e ormai ne passavano soltanto uno al mattino e uno alla sera.
Anche per questo Lidia non andava mai verso il centro, salvo occasioni particolari come quella, ma in quel caso non le pesava molto farsela a piedi, in fondo i medici dicevano che faceva bene camminare, però loro venivano in auto.
Lidia camminava piano, riposandosi ogni volta che trovava un posto per sedersi anche se ormai mancava poco a casa. Stava seduta su una panchina coperta di foglie quando vide due ragazzi dall'aria poco rassicurante venire verso di lei.
Istintivamente strinse la borsa, poi si ricordò delle prediche che le faceva Andrea e si forzò di prepararsi a lasciarla andare, tanto dentro aveva solo pochi spiccioli.
I due correvano dalla sua parte e lei si fece piccola piccola dentro il cappotto. Non era neanche il caso di gridare perché non c'era nessuno che avrebbe potuto sentirla.
"Ha ragione Andrea a dire che sono matta a voler vivere in questo quartiere abbandonato dagli uomini e forse pure da Dio." Pensò quando ormai i due erano vicini.
Si sforzava di camminare con l'aria indifferente sperando di passare inosservata su quel marciapiede dove c'era solo lei.
Chiuse gli occhi e già si aspettava lo strattone che le avrebbe portato via la borsa, invece i passi si allontanarono veloci alle sue spalle e solo quando girarono dietro l'angolo lei osò di nuovo respirare.
Si voltò e il marciapiede era vuoto.
"Sei sempre la solita esagerata, chissà quelli dove se ne vanno per i fatti loro, cosa gli importa dei tuoi quattro soldi?"
Cambiò mano alle borse che le stavano segando le dita poi con cautela riprese la strada verso casa. Era arrivata ormai, ma accelerò comunque il passo, cercando di non far risuonare i tacchi nel silenzio rotto soltanto dal vento e dal ronzio della città lontana.

"Ma quanto sono mancato stavolta?" Si chiese.
La borsa con lo stemma della Compagnia urtò contro l'intonaco friabile e una nuvoletta di polvere cadde sulle sue scarpe lucide.
Saliva le scale lentamente e ad ogni pianerottolo osservava stupito le pareti consumate dall'incuria e dall'umidità e si meravigliava di come fosse malridotta la casa e di come nessuna voce venisse dai cortili o da dietro le porte.
"O si sono finalmente civilizzati o sono morti tutti." Pensò ricordando le rumorose serate della sua fanciullezza, quando i ragazzini giocavano fino a tarda sera sotto le luci gialle delle finestre. O quando i mariti litigavano con le mogli sovrastando le voci dei televisori accesi a consumare corrente.
Ma la gente non era morta né aveva acquisito modi più signorili, semplicemente se ne era andata.
Un passero entrò attraverso il vetro rotto di una finestra, svolazzò agitandosi fra i ferri della ringhiera, poi uscì di nuovo nell'aria ventosa del pomeriggio.
Grosse ragnatele pendevano dagli angoli fra il soffitto e le pareti mentre Andrea saliva le scale della sua casa di bambino.
Sul pianerottolo più in alto stava l'appartamento abitato da sua madre.
Una figura sedeva sull'ultimo scalino, appoggiata con la schiena alla parete, intenta ad osservarsi le mani.
"Mamma?" Esclamò Andrea con voce un po' incerta.
"Sei tu." Replicò la donna alzandosi e scuotendo un po' di polvere dalla gonna.
Abbracciandola egli sentì le ossa sotto la camicetta e sperò che gli sembrassero fragili solo perché le voleva bene.
Lidia lo abbracciava, poi allontanava il viso per vederlo meglio, poi lo riabbracciava.
E due profumi, sapone ed elettricità si mescolarono sul pianerottolo scalcinato di quella casa deserta, dove soltanto gli uccelli entravano ogni tanto. E una vecchia che non poteva
andarsene, perché quello era l'indirizzo che suo figlio conosceva.
Un figlio che diceva di partire per pochi giorni e tornava dopo anni, fresco e giovane come se niente fosse.
"E' sempre stato strano il mondo, ma ultimamente lo e' di più." Disse spingendolo in casa.
"Ma cosa e' successo qui?" Domandò Andrea vedendo il disordine insolito nella casa di sua madre.
"E' successo che me ne vado."
Andrea guardava la porta scardinata e il lettore della scheda chiave che pendeva dai suoi fili, divelto dal legno.
"Ladri?"
"Due disgraziati che ho pure incontrato per strada. Adesso capisco perché andavano così di fretta."
"Ti hanno fatto del male?" Si preoccupò suo figlio.
"Non fisicamente, però adesso basta. Questo non è più il posto dove sei cresciuto tu e neanche quello dove ho incontrato tuo padre e dove ci siamo dati i nostri primi appuntamenti."
"Me ne sono accorto." Mormorò Andrea.
"Ma questo non mi stupirebbe ne' mi dispiacerebbe, i posti cambiano, e noi cambiamo con essi, le case diventano diverse e le persone anche, ma tutto succede lentamente e ci si adatta a vivere insieme, i posti e le persone. Qui però è un'altra cosa. Manca una parte di quello che trasforma un gruppo di palazzi in un
quartiere o in un paese, manca la gente."
Andrea cercava di richiudere alla meglio la porta. E pensava che sarebbe stato necessario chiamare un falegname.
Sua madre proseguì.
"E senza la gente un quartiere non è altro che un insieme di case vuote, con qualche vecchio scemo che si ostina a rimanere, ma è come fare la guardia ad un cimitero, inutile."
La donna parlava aggirandosi per la cucina, mentre con un movimento abituale toglieva la polvere che era caduta sulle cornici con le foto dei due uomini della sua vita.
Andrea le si avvicinò.
"Dici che diventerò come lui?" Chiese guardando la foto di suo padre.

"Io dico di sì, alla tua età era uguale a te, guarda." Rispose lei porgendole la cornice.
"In effetti, solo la divisa è diversa."
La porta sussultò ad un colpo di vento e Andrea agganciò la catenella che sua madre aveva voluto per sentirsi più tranquilla.
"Hanno rubato qualcosa?" Chiese.
"E cosa c'era da rubare? Hanno solo sporcato la mia casa, e non parlo di polvere o di quello che hanno fatto di là, è che ormai non mi piace più vivere qui dentro. Tuo padre avrebbe detto che è come quando cadi con una moto, poi devi venderla perché non ti fidi più."
"E cosa pensi di fare?"
La donna non rispose, entrò in camera e ne uscì portando due grosse valigie.
"Un viaggio fra le stelle. Per vedere invecchiare mio figlio."
Le valigie le caddero di mano e lei cadde subito dopo, sedette su una sedia e pianse, piangeva e sospirava, come quando era una ragazzina magra come uno stecco e con lunghi capelli neri, e nessuno immaginava la bella ragazza che sarebbe diventata poi.
Andrea le teneva le mani e non parlava.
Il vento muoveva le nuvole e attraverso i vetri si vedevano i grandi platani oscillare lungo i viali deserti.
Un tappeto di foglie marce copriva le strade e si accumulava negli angoli dei palazzi silenziosi.
Lidia finì di piangere, sussultò e si soffiò il naso.
"Ma partirò domani - disse - prima ho una cosa da fare, anzi abbiamo, e prima ancora ti devo preparare il pranzo, ho preso tutte cose che ti piacciono."
Era pur sempre una madre con un figlio appena tornato dal lavoro, e lo stomaco dei giovani è poco sensibile alle lagne dei vecchi, pensava cominciando a pulire la verdura che aveva comprato per lui.
Andrea si tolse la giacca e con le maniche arrotolate sui gomiti si diresse verso il bagno per lavarsi prima di mangiare. Sua madre ci teneva e oggi non era il caso di farle dispiacere.
Il cielo scuriva e le nuvole si spargevano sopra la città. Un po' alla volta cominciò a piovere, ma piano, tanto perché le nuvole non hanno altro da fare.
Lidia guardava fuori mentre ascoltava suo figlio che faceva scrosciare l'acqua, e pensava che se piove di notte poi la mattina c'è il sole.
"Faremo quello che c'è da fare e poi via da questo posto schifoso." Disse piano.
Intanto si era fatta sera.
La pioggia aumentò e le foglie divennero un tappeto lucido sotto la luce dei pochi lampioni ancora accesi.


Francesco Pomponio ha già pubblicato svariati racconti tra l'altro su L'eterno Adamo e su MC-Link, FS-Racconti (La luce della Luna; Leonardo; Tutta colpa di Einstein; Una lettera; Diario; La chiave di violino; L'ultima luce della terra; Che almeno la notte, di lontano; Un piccolo televisore; La maestra più carina del mondo; Il silenzio è d'oro).

torna al sommario

Introduzione di Massimo Mongai

Alessio Guarnieri è un amico che ci ha inviato la scheda del ristorante che accludiamo , scritta sulla falsariga della scheda della Guida Galattica dei Gourmet, pubblicata sull'unico numero uscito di quella splendida iniziativa che era Fictionaire. Quando l'ho letta mi sono divertito moltissimo, soprattutto perché era molto strano e divertente vedere qualcun altro che aggiungeva una scheda alla serie di schede di ristoranti che avevo scritto io (quella di Fictionaire è tratta da Memorie di un cuoco di un Bordello Spaziale, il seguito di Rudy Turturro) a conclusione dei capitoli al posto delle ricette;la stranezza era conseguenza del fatto che mi sembra che senza conoscermi e senza aver letto altro che quella scheda pubblicata, Alessio abbia rispettato perfettamente le regole di quelle schede, regole che non saprei dirvi quali siano! E c'è venuta un'idea... Leggete questa e rileggete l'altra.Pubblicheremo anche le altre schede che ho scritto io.Se vi va scrivetene una uguale anche voi e speditecela, ne parleremo e probabilmente la pubblicheremo , iniziando a creare una Guida Galattica dei Gourmet scritta a più mani.Che ve ne pare? Cercheremo di fissare delle regole e di dare delle indicazioni!

torna al sommario

Guida Galattica dei Gourmet

di Alessio Guarnieri

Scheda n. : 021555184867664608886452184650464223238451328
Località: Svincolo esterno di Lai-Hul, stazione spaziale.
Distanza dalla terra: 300 Parsec (in rivoluzione)
Nome: Kat-ta Blat-ka
Traduzione: Chez Blat-Ka
Indirizzo: Sopra l'astronave Kaama parcheggiata vicino allo svincolo
Cucina umana: no
Cucina umanocompatibile: si
Cantina Vini terrestri: no
Cantina Vini Sistema Solare: no
Cantina Vini Extrasistema: in un certo senso, si
Atmosfera Reale: respirabile nelle salette adatte
Atmosfera Metaforica: Possibili tempeste psicotiche, vedi istruzioni
Servizi Igienici: vicino alla cassa
Precauzioni fisiche: Ordinare con scrupolosità gli alimenti!
Precauzioni Psichiche: per non correre rischi è necessaria una mancia di 10 CCS al cameriere che vi porterà al tavolo
Chiuso: La locanda chiuderà presumibilmente nel 2260
Ferie: mai
Coperti: oltre 100 umani, ma la capacità di ristorazione può variare grandemente da periodo a periodo
Prezzo medio in CCS: fino 80 CCS, ma possibili forti sconti 
Servizio: Robotizzato e non, da preferire però quello biologico

Note:  

Chez- Blat-Ka nasce dalla felice intuizione di uno chef Blattiforme di Karrahhor, in servizio presso il grande svincolo di Lai Hul. Nel 1975 giunse presso lo svincolo una enorme astronave Kaama, dalla quale emerse un plurimillenario essere Baophorrapa. Sapete che i tempi dei Baophorrapa sono molto diluiti, e quindi in qualche anno comunicò il proprio desiderio di sfamarsi.

La direzione dello svincolo, essendo già a conoscenza di quello che stava accadendo, preparò una sacca esospaziale per l’alimentazione Baophorrapa, e fu dato il compito allo chef Blat-Ka di riempirla di cibo adatto.

Come da studi precedenti, lo chef iniziò a convogliare le deiezioni di ben determinate specie di vita nella sacca esospaziale, per permettere l’alimentazione, in capo a qualche anno, della forma Baophorrapa sbarcata allo svincolo.

Nello stesso tempo, lo chef vide che l’enorme astronave non era ancora stata colonizzata.

Dovete sapere, che una astronave Kaama è veramente molto grande, e nel caso venga a trovarsi a portata di … appendice prensile di qualche essere saziente, essa viene colonizzata o utilizzata in qualche maniera.

Come pianeta, ad esempio, dotandola di atmosfera propria, o come prigione, o come parcheggio interspaziale, o come semplice ponte gravitazionale.

Questa astronave giaceva ancora inutilizzata, ed ecco la grande intuizione.

Nel 1981 venne cominciata la suzione della sacca esospaziale da parte del Baphorrapa, nell’83 finì lo spuntino, e dagli inizi del 1985 è iniziata l’emissione di un peto di metano e butano da parte dell’essere.

Nel contempo, il nuovo ristorante spaziale è stato costruito sopra l’astronave Kaama, da parte naturalmente dello chef Blat-Ka, ed il peto del buon Baphorrapa è stato canalizzato per fornire energia al complesso ristorativo.

Questa premessa era d’obbligo per introdurre quanto sto per dire, l’intuizione dello chef è quella di utilizzare l’enorme varietà di forme di vita presenti contemporaneamente presso lo svincolo di Lai-Hul come fonte di cibo e nutrimento.

In pratica, in questo ristorante non esiste una vera a propria cucina, ma si utilizzano le deiezioni di più di quattrodicimila specie diverse.

Si possono gustare i passati di verdura prodotti dagli abitanti della nube di Oort, i fermentati alcolici dei Fitomorfi di Arborea, il delizioso fungo albino prodotto dalla muffa calcolatrice di Baoreade, il non sempre commestibile Intruglio Gastrico dei cani gialli di Baulla-Baulla.

La peculiarità di questo ristorante è la formidabile varietà di specie presenti, e la precisa gestione delle “cucine”, che somigliano più ad un grosso magazzino che ad una cucina vera e propria. Proprio per queste caratteristiche, tuttavia, devono affrontare due diversi ordini di problemi.

Il primo è quello di non avere, in realtà, sempre grande scelta. Se capiterete allo svincolo in un periodo di forte affluenza, sarà facile trovare molti alimenti commestibili ed anche molto buoni, se tuttavia non ci sono forme di vita sufficienti, oppure non ce ne sono di adatte a produrre cibo umanoide-compatibile, oppure, ancora, quelle presenti sono poco propense a lasciare le proprie deiezioni al ristorante, rischierete di mangiare quello che capita, che talvolta è peggio di niente.

A questo proposito, vi invito caldamente a leggere le note seguenti riguardanti il cibo.

Il secondo problema, è che tante forme di vita in uno spazio così ristretto, ed in un luogo così lontano da tutte le giustizie dell’Agorà, possono interagire fra di loro in maniera poco piacevole, specialmente per voi.
Il consiglio che vi do, quindi, è di preferire un cameriere bio, di dargli una lauta mancia (non meno di 10 CCS), di farvi accompagnare in una saletta per umanoidi con atmosfera respirabile, e di chiedere specificatamente (fatevi capire bene!) di non voler essere disturbati da nessuno. Ripetetelo anche quattro o cinque volte, e lasciate intendere che alla fine del pasto potrebbe anche esserci un’altra ricompensa in denaro.

Questo perché alcune specie che frequentano questo posto hanno la pessima abitudine di scatenare tempeste psicotiche nel cervello altrui a scopo aperitivistico, e se la cosa è innucua, o addirittura piacevole per alcuni esseri a noi vicini come forma (ricordiamo, per esempio, gli uomini-mosca da passeggio del pianeta vacuo Tibus, o gli gnomi giganti del verde Aqualung), per gli esseri umani standard può essere mortale o portare a gravi ed irreversibili danni permanenti al sistema neurovegetativo.

I camerieri non sempre distinguono le diverse forme di vita, e quindi è possibile che vi mettano alla portata di qualche Scrondo Ipermorfo o consimili, che chiedono l’aperitivo e allungano qualche credito al cameriere.

Essendo tuttavia questi esseri estremamente parsimoniosi, il sistema è quello di batterli sulla mancia, da qui il consiglio di prima.

Note riguardanti il cibo.

Il ristorante è molto grande, e a quanto sembra in continua espansione. Il personale servente ha un altissimo turnover, in quanto spesso si tratta di forme di vita senza fissa dimora ed in cerca di guadagnare qualche spicciolo tra un passaggio e l’altro.

Per questo vi do’ questo consiglio: attenetevi, nell’ordinazione, a quello che nel menù (peraltro dettagliatissimo) è indicato come “Commestibile Biomorfo-carbonico Sol-1”. Se non siete certi, o non è chiaramente indicato sulla guida ai piatti, astenetevi del tutto di ordinare ad occhio o, peggio, di farvi consigliare dal cameriere.

Non è certo il primo caso, purtroppo, che un umanoide venga digerito da un esostomaco budoviano, scambiato per un budino dei ghiacciai di Wam, o esploda dopo aver masticato delle capsule di Oriopiteco a bassa pressione, scambiate per frantoie liquide di Klavier.

Astenetevi anche dall’ordinare deiezioni che avete già mangiato localmente sul pianeta d’origine e che in questo ristorante non sono espressamente adatte alla vostra alimentazione: tipico esempio (lo sapete già tutti, lo so, ma repetita juvant) sono gli scardelli dei topi di Fragobargg. Nel loro pianeta d’origine, i topi di Fragobargg mangiano solo erba lussina e mainodomo, quindi i loro scardelli sono buonissimi e perfettamente commestibili per noi umani, ma è noto come nei viaggi interstellari le loro tute stillino bauolampo, miele di selenio e criptio per loro altamente energetico, ma che ne rendono gli scardelli assolutamente velenosi.

Altro consiglio è quello di non insistere per avere a tutti i costi un piatto che non è segnato sul menù, anche se lo avete già mangiato su qualche altro pianeta; se volete il Me-Mei di Tarangor, che avete assaggiato su H’ma’, sappiate che viene ottenuto solo attraverso la tortura, e che il prelibato muffofungo delle nespole di Hutch per i balttiaspriani è una temibile malattia, e quindi bandito dallo svincolo spaziale.

Infine, un’ultima considerazione: per alcuni, forti di stomaco ma deboli di spirito, potrebbe non fare sempre piacere conoscere la provenienza di un determinato piatto, e a parte il nome esplicito di alcune specialità, (ricordiamo, a titolo esemplificativo, stronzetti glassati di vesuviano, lacrima di pleudoporo, sudore di grillocenere, succo di necchio nano onanista, sangue di serpente, capelli d'antigelo ecc.) la cui origine è ben espressa, non sempre fa piacere sapere altri particolari.

Chiedete, dunque, l’esatta origine dei piatti solo dopo aver pagato, oppure, in qualche caso, se non avete denaro sufficiente o volete lasciare la mancia al cameriere (vedi note sul pagamento, di seguito).

Pagamento:

Vicino alla cassa, troverete i servizi, come dicevo all’inizio, e potrete servirvene per pagare parzialmente il conto. Parzialmente, badate bene, in quanto mai e poi mai la direzione del ristorante vi darà di più in denaro di quello che avete consumato. La regola è quella di avere sempre un venti percento di guadagno in crediti, e quindi non cercate di fare i furbi, potrebbero mettervi nelle “cucine” e lasciarvi lì anche per lungo tempo.

Alla cassa viene accettato qualsiasi solido o liquido biologico voi produciate, e quindi, se volete, accomodatevi ai servizi specifici per umanoidi, inserite il codice della o delle vostre “donazioni”, servitevi dei sanitari che vi vengono messi a disposizione per l’uso specifico e poi accomodatevi semplicemente alla cassa, l’importo vi verrà automaticamente scalato dal conto. Se proprio siete a corto di mance, fatevi spiegare cosè il brodo cotto di Maoemmo, pochi resistono a stomaco pieno.

Ultima nota riguarda la scadenza del contratto d’affitto, per così dire.
E’ stato calcolato che nel 2260 il peto del Baophorrapa finirà, e che in seguito farà ritorno alla propria astronave. In ogni caso finirà anche la principale fonte di energia del complesso, quindi, a parte improvvise gastriti o meteorismo, il termine ultimo per gustare specialità da ogni parte dell’universo da Chez-Blat-Ka è il 35.24.2260.

Buon appetito!

Alessio Guarnieri è nato il 04/11/1968 a Isola della Scala (VR) e non avrei fatto caso più di tanto alla data se non fosse che è nato il mio stesso giorno a due anni di distanza. Si vede che i nati il 4 novembre amano la FS - (Carlo Benedetti)

torna al sommario