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IL PIANETA DELLE DONNE

di Monica Tessarin

Monica è una ragazza dolce e sognatrice. Ha vinto premi di fantasy e fantascienza, ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti, è arrivata due volte finalista al premio Urania. E’, insomma, una professionista.

Il racconto che ci ha mandato ha un doppio finale. Potrebbe benissimo finire dove abbiamo messo i tre asterischi. Ma oltre che dolce Monica dev’essere sadica. Il suo nome le aveva riservato un destino di solitudine (Monica viene da monos, singolo), che per lunghi anni ha rischiato di avverarsi. Ma adesso, con questo racconto, ha deciso di vendicarsi. E Paolo, tuo marito? E Daniele, tuo figlio? Come puoi far questo al loro genere? E al mio… aaaaaRGGHH!!! (L.S.)

La home page di Monica è http://www.geocities.com/monicatex/

Nello spazio profondo anche il buio può essere accecante. In nessun altro posto il buio è così assoluto e avvolgente, persino più luminoso delle piccole stelle e dei pianetini che lo puntellano brillando debolmente. E' incredibile come il concetto di tenebre e luce possa essere relativo nello spazio.

Chi non era abituato a viaggiare così lontano dal proprio pianeta d'origine spesso si faceva prendere da incontrollabile angoscia al pensiero che quel buio infinito, totale, sterminato, potesse risucchiarlo nelle sue viscere misteriose e terrorizzanti per inghiottirlo senza lasciare nessuna traccia.

Ma questo non era un pensiero che potesse fiorire nel cuore di una persona come il capitano Coal. Quello era un pensiero da turisti interplanetari, lui aveva passato tutta la sua vita tra basi spaziali e astronavi militari. Coal aveva il cuore di granito. Tutto il suo essere sembrava scolpito nella pietra: la mascella quadrata, la fronte perennemente solcata da due rughe verticali, il naso dritto, la bocca dalle labbra strette in una linea dura, il capelli color biondo cenere tagliati a spazzola e gli occhi freddi come il ghiaccio che non smettevano mai di scrutare, valutare, calcolare. L'uniforme da capitano, dal taglio severo, vestiva perfettamente le sue spalle larghe, i bicipiti massicci, gli ampi pettorali. C'era poco da scherzare con il capitano Coal, l'avevano imparato a loro spese tre guardie della sicurezza, due addetti alla sala macchine e il tecnico che stava riparando la navetta di salvataggio.

Si distolse dalla sua silenziosa contemplazione del buio spaziale e lanciò un'occhiata nervosa ai quadranti del supporto vitale. La navetta non era ancora stata rifornita quando aveva lasciato la "White Lion" ed era questione di ore ormai prima che iniziasse ad andare alla deriva.

Non aveva programmato tutto questo, non aveva programmato che potessero scoprirlo e quindi neanche la sua fuga precipitosa dalla "White Lion".

Lo stato di servizio del capitano Joseph Coal era impeccabile, c'era qualche medaglia e molte lodi per lo zelo con cui aveva concluso le sue missioni. Si sussurrava però, tra i cadetti spaziali, che la sua manifesta crudeltà e la tendenza al sadismo gli avessero impedito di avanzare nella carriera militare. A Coal non interessava la diplomazia e, con gli anni, il suo senso del dovere e la sua fedeltà all'esercito di Holystar si erano tramutati in qualcos'altro.

Negli ultimi tempi l'esercito si occupava quasi esclusivamente di sorveglianza sulle zone di confine fra i vari settori, niente guerre interplanetarie, niente sanguinose battaglie, niente imprese eroiche che necessitassero di uomini in gamba pronti a tutto. Per Coal era iniziato un periodo nero e molto noioso, le sue specializzazioni in tattiche d'assalto, lotta corpo a corpo, tecniche di tortura  e utilizzo delle più sofisticate armi da guerra, non gli servivano più a niente. L'idea di restare chiuso in ufficio senza più poter sfidare la morte sul campo, senza sentire il brivido dell'adrenalina che pompava nelle vene, solo l'idea di occuparsi di scartoffie, lo faceva impazzire.

Aveva deciso che toccava a lui l'ingrato compito di scatenare una nuova guerra che risvegliasse gli animi valorosi. Si era fatto assegnare alla "White Lion" che pattugliava la frangia più estrema del territorio Holystar, dove il sistema di Merydiano era sorvegliato discretamente dalla fine dell'ultima guerra. I pianetini erano abitati da un popolo di guerrieri, violenti e impulsivi, che avevano basato la loro cultura sulla sopraffazione e annientamento delle razze confinanti. Il loro mondo d'origine, però, non disponeva di sufficienti risorse per affrontare un nemico così forte come l'esercito di Holystar, perciò la loro avanzata si era fermata sul confine tra i due sistemi.

Tornato a bordo di una vera nave da combattimento, Coal si era sentito rinascere. Eseguiva gli ordini dell'Ammiraglio con precisione e puntiglio, guadagnandosi così la sua fiducia, e nel frattempo aveva preso contatto con i ribelli del planetoide più vicino iniziando a contrattare la vendita di tecnologie avanzate, armi e schemi di motori. Coal considerava i Merydiani dei pagliacci per la loro scarsa disciplina in guerra, ma ne ammirava il coraggio suicida e condivideva la loro rabbia per quella pace forzata. Non amava definirsi "mercenario", preferiva il termine "professionista della guerra", i soldi non gli interessavano, tutto quello che voleva era rendere i Merydiani capaci di affrontare degnamente l'esercito di Holystar per poi prendersi il gusto personale di schiacciarli nuovamente nella polvere. Per sei mesi tutto era filato a meraviglia, tutto secondo i suoi piani. Fino a due giorni prima.

La sua diffidenza per le protesi biomeccaniche era stata la mossa falsa che l'aveva infine tradito. Coal andava orgoglioso del suo corpo massiccio, dei suoi muscoli sempre pronti a scattare, e aveva subito scartato anche l'idea di farsi impiantare nel cranio una memoria artificiale che gli consentisse di scaricare velocemente i dati che sottraeva poco per volta al computer centrale della "White Lion". Tutte le schede che duplicava venivano inserite nella sua valigetta che poteva essere aperta solo con la sua impronta vocale. Fino a quel momento era stato così facile accedere alla banca dati del computer, che aveva iniziato ad annoiarsi un po'. Aveva richiesto le planimetrie, i sistemi di difesa, gli armamenti, insomma, tutto ciò che riguardava la "White Lion", gli sembrava giusto dare un po' di vantaggio a quei selvaggi.

Ma quando aveva tentato di accedere alle buste paga, più per noia che per vero interesse, il computer non aveva collaborato e aveva lanciato un allarme fragoroso: in pochi secondi il capo della sicurezza e sei guardie gli avevano puntato contro le loro armi. Dai loro volti trionfanti comprese che dovevano aver intuito la sua seconda attività. O forse aspettavano solo l’occasione per strapazzare quel colosso. Ma avevano
sottovalutato la forza di un uomo addestrato come Coal, anche se disarmato. Prima ancora che qualcuno avesse il tempo di premere il grilletto, tre di loro giacevano a terra con il collo spezzato mentre lui era già fuggito verso la sala macchine con l'intento di lasciare la nave a bordo della navetta di salvataggio. Il personale della sala macchine aveva invano tentato di fermarlo e così pure il tecnico della navetta. Lui e la sua valigetta si erano allontanati a piena potenza dalla "White Lion".

Purtroppo la navetta aveva in serbatoio solo un terzo di propellente, e altrettanto di ossigeno, mentre il sistema di navigazione funzionava a singhiozzo. Lo avevano inseguito per sei ore e Coal non aveva la più pallida idea della direzione che aveva preso. A giudicare da quello che poteva vedere sullo schermo, si era inoltrato nella parte meno esplorata di quel settore. Una parte che si presumeva disabitata.

Allo scadere della sesta ora, le otto navette che lo stavano inseguendo avevano virato tutte insieme contemporaneamente e avevano iniziato il viaggio di ritorno abbandonando l'inseguimento.

Questo fatto era inspiegabile per Coal, che si aspettava uno scontro a fuoco, un tentativo di distruggere lui e le informazioni preziose che aveva rubato.

Durante le successive 24 ore, aveva bevuto la poca acqua a disposizione, sonnecchiato a più riprese e fatto esercizi per sciogliere la muscolatura, sempre più curioso di conoscere la direzione che aveva intrapreso. L'avaria ai sistemi di navigazione gli impediva di consultare le carte vettoriali, di orientarsi tra le mille nuove stelle che lo circondavano. Se si fosse diretto verso il pianeta dei ribelli, a quest'ora lo avrebbe già incontrato. 

Alla quarantesima ora la riserva di ossigeno stava esaurendosi rapidamente e il carburante minacciava di fare la stessa cosa. Coal sobbalzò quando intravide in lontananza la luce promettente di un pianeta con atmosfera. Si diresse immediatamente verso la sua unica salvezza e spense i motori non appena la navicella venne attratta dalla forza di gravità del pianeta. Con il carburante rimasto poteva solo sperare di attutire la caduta all'ultimo momento.

La discesa non iniziò subito, ebbe il tempo di ammirare gli incredibili colori dell'atmosfera: mille sfumature che striavano il cielo terso e brillante di luce purissima. Per qualche secondo desiderò restare lì ad ammirare quello spettacolo e non avere in mente nessun altro pensiero, nessuna preoccupazione per il futuro che lo attendeva. All'interno dell'abitacolo la temperatura iniziò a salire e il segnale di esaurimento ossigeno iniziò a lampeggiare. La navicella iniziò la caduta libera e si trasformò come in un proiettile incandescente. Tutto vibrava pericolosamente nella cabina e lui si strinse saldamente ai braccioli della poltroncina, il sudore che gli entrava negli occhi incollati sull'altimetro i cui numeri decrescevano rapidamente man mano che si avvicinava a terra. Si costrinse a controllare la respirazione e il battito cardiaco, non poteva rischiare di andare in iperventilazione e di svenire ai comandi.

Le macchie confuse di grigio e marrone iniziarono a diventare sempre più nitide e poté distinguere una distesa di dune sabbiose e qualche grossa roccia che affiorava nella sabbia.

Il dito guantato premette con decisione sul pulsante di accensione dei retrorazzi a pochi secondi dall'impatto, la struttura della navicella vacillò nello sforzo di rallentare la corsa sollevando un incredibile nuvola di sabbia e percorse qualche centinaia di metri sfiorando la superficie. La manovra gli permise appena in tempo di allontanarsi dalle rocce, poi il propellente finì e la navetta affondò il muso nella sabbia che si vetrificò all'istante a causa del calore.

Con un calcio aprì il portellone bloccato e si gettò fuori mentre la navetta inesorabilmente continuava ad affondare. In pochi minuti, nel punto in cui era atterrato, restava solo un leggero affossamento e nient'altro. Coal fece un grosso respiro. Intorno a lui c'era solo deserto eppure, a giudicare dalle letture dell'atmosfera, quel pianeta doveva essere ricco di acqua e vegetazione.

Salì in cima ad una roccia e si mise a scrutare l'orizzonte. Si augurò che il pianeta fosse abitato e che chi lo abitava avesse già scoperto il modo di viaggiare nello spazio. In caso contrario, avrebbe potuto occupare il tempo organizzando una piccola guerra tra tribù... a volte basta così poco, basta che qualcuno abbia voglia di cominciare. Sorrise tra sé e sé; sapeva sempre trovare del buono in ogni situazione.

A est, tremolanti per il calore, gli parve di scorgere in lontananza delle forme, colline o basse costruzioni. In mancanza di meglio, raccolse la sua valigetta e si mise in cammino verso quella direzione.

Dopo un'ora di cammino si rese conto, con delusione, che le forme erano solo altre rocce molto grosse e alte che gli sbarravano la strada. Indeciso se tentare di scalarle o di aggirarle, udì una voce parlare con tono strascicato. Si nascose immediatamente nell'ombra di uno stretto anfratto tra le rocce e trattenne il respiro.

Dopo qualche istante entrarono nel suo limitato campo visivo una fila di persone avvolte in lunghe vesti bianche che coprivano anche il capo e il volto. Avanzavano lentamente a cavallo di strane creature dall'andatura lenta e ondeggiante. La persona che parlava a voce alta era a capo della fila ed era l'unica a piedi. Coal non comprendeva cosa stava dicendo, ma era come se spiegasse qualcosa a coloro che la stavano seguendo e che ascoltavano in silenzio.

L'ultima cavalcatura della carovana era rimasta indietro per contemplare il paesaggio. Il cavaliere se ne stava con il naso in su senza accorgersi che il resto del gruppo era ormai molto avanti. Questa era l'occasione che aspettava: impadronirsi della cavalcatura e degli abiti dello sconosciuto per non dare nell'occhio. Silenzioso e rapido come un serpente velenoso, uscì dal suo nascondiglio e aggredì il malcapitato tirandolo giù dall'animale e tentando di stringergli il collo.

Ci fu un acuto strillo di protesta, dal cappuccio bianco sfuggì una lunga ciocca corvina e Coal si trovò a fissare due occhi scuri dalle ciglia lunghe e folte. Per la sorpresa lasciò la presa: una donna!

Questa gli lanciò una dura occhiata di sdegno e rabbia. Non c'era la minima paura nei suoi occhi, e iniziò a gridare quelli che sembravano degli ordini imperiosi. Coal l'afferrò con l’intenzione di zittirla per sempre, ma venne trattenuto alle spalle.

Due guardie erano accorse da dietro la formazione rocciosa e lo tenevano saldamente per le braccia. Coal cercò di divincolarsi ma la loro presa era d'acciaio, erano alte quanto lui e muscoli voluminosi gonfiavano le uniformi. Solo che erano donne. Donne statuarie, minacciosamente immobili, con lo sguardo torvo pieno di disprezzo... ma pur sempre miserabili donne.

Il resto della carovana si era avvicinato per vedere cos'era successo e, ora che vedeva le loro facce stupite, si accorse che erano tutte donne.

Qualcosa dentro Coal si ribellò, non sopportava l'idea di essere sopraffatto da una manciata di femminucce. Lui aveva affrontato a mani nude orde di guerriglieri armati fino ai denti, per lui questo era un gioco da ragazzi. Con un calcio colpì il volto della ragazza dagli occhi scuri che gli stava di fronte, poi piantò i gomiti nei ventri solidi delle guardie e riuscì a liberarsi il tempo per dare un pugno alla guardia di destra.

Scattò più veloce di un lampo percorrendo in pochi secondi tutto il perimetro della formazione rocciosa e quando l'ebbe superato, si trovò davanti ad una scena del tutto inaspettata. C'era un complesso di fabbricati moderni circondati da rigogliosa vegetazione, c'era un enorme cancello di metallo rivolto verso di lui, con una... una biglietteria accanto.

C'erano cartelli pubblicitari pieni di scritte e colori, un gruppo di animali da trasporto e altre guide che stavano vestendo di bianco i turisti. C'era una moltitudine di persone, donne di ogni età e di ogni razza, che ridevano sedute ai bar a sorseggiare bevande colorate, che si facevano le fotografie in gruppo, che si sventolavano ventagli in coda alla biglietteria. In lontananza c'era una specie di ruota panoramica e altre strane attrazioni. Il cartellone che sovrastava il cancello era scritto in diverse lingue. Tra queste c'era anche la sua. Coal mosse qualche passo incerto in avanti mentre decifrava la scritta sillabandola piano con le labbra. La scritta diceva "Parco dei Divertimenti di Tula" e poi in più piccolo "Giro a dorso di cammello in un vero deserto..." il resto della scritta non riuscì a leggerlo perché venne colpito da una violenta scarica elettrica e stramazzò a terra senza un sospiro, il cervello troppo impegnato a cercare di comprendere cosa stava succedendo.

Lo stato di incoscienza del Capitano Coal fu di breve durata, ma molto agitato. Quando riaprì gli occhi si ritrovò in una piccola stanza, presumibilmente una cella, e l'apertura nella porta si affacciava sulla nuda parete di un corridoio. Si alzò di scatto da terra e cominciò a cercare un punto debole nei cardini della porta. Ma non ce n'erano. Passeggiò nervosamente in tondo cercando di farsi venire un'idea per evadere. Gli ribolliva il sangue nelle vene... si era fatto prendere come un pivello! Iniziò a percuotere la porta di metallo con i suoi pugni massicci:

- Ehi! Ehi, c'è nessuno lì fuori? - gridò con voce imperiosa.

Coal sentì un rumore nella cella accanto alla sua e una voce maschile assonnata replicò:

- Amico! Non ti agitare, ci sono solo io qui.

- Dove diavolo mi trovo? - ruggì Coal. - Dimmi dove sono!

- Sei a Tula, il pianeta delle donne. Non mi stupisce che tu non sappia dove sei... se lo avessi saputo, non saresti venuto qui. O magari pensavi solo di divertirti... come ho fatto io... - fece una risata triste.

Coal si sporse per quanto gli permetteva la piccola apertura nella porta e intravide la cella accanto con braccio che sporgeva fino al gomito. Coal notò subito un particolare significativo che gli fece accelerare i battiti cardiaci per l’eccitazione. Il polso dell'altro prigioniero era tatuato con quelli che sembravano dei numeri di matricola dell'esercito di Holystar.

- Ehi! Ehi!! Sei dell'esercito? Sei della Holystar?? - gridò ancora.

- Certo, amico, sono... anzi, ERO, il tenente Francis Bright in servizio sulla "Black Dove", ora in licenza... permanente.

- Frank? - quella notizia era un vero colpo di fortuna. - Sono io, Coal... eravamo insieme al terzo anno di accademia... ti ricordi di me? Frank, non poi non ricordarti di me! Ti ho fatto appioppare una nota di demerito per quella faccenda della doccia! - gli sembrava il primo vero appiglio alla realtà.

- Joe? Joe Coal? - la voce dell'altro risuonava di stupore e preoccupazione. - Sei proprio tu, quel mostro che si divertiva a picchiare e torturare i cadetti del primo anno?! - ci fu una breve pausa e poi iniziò a ridere sguaiatamente - Come no? Come potrei dimenticare un tipo "giusto" come te? Ci sono ancora dei cadetti che ti vedono nei loro incubi! -  poi la voce tornò seria, dopo un colpo di tosse. - No, Joe, a parte gli scherzi, ti sei cacciato proprio in un brutto pasticcio, lascia che ti spieghi...

- Dai, Frank, non mi dire che ti lasci spaventare da un gruppo di donnicciole... me la sono vista molto più brutta durante le mie missioni su Maffrom... sai, quel pianeta popolato da alligatori umanoidi.

- No, tu non capisci... - balbettò l’altro, subito interrotto da Coal che aveva rapidamente aggiustato il bersaglio dei suoi traffici.

- Piuttosto, mi sembra una buona idea cercare di raggirarle con un trucchetto. Da qualche parte ho ancora una valigetta con delle informazioni belliche preziose, potrei offrirgliela in cambio della nostra libertà e poi...

- Perché non ne parliamo con comodo? - una donna bellissima, dai soffici ricci biondi raccolti sulla sommità del capo da una preziosa tiara, e dal vestito lungo e dorato, elegante e severo al tempo stesso, lo fissava poco distante con un sorriso inquietante che le aleggiava sul volto. Appoggiò la lunga unghia scarlatta sulla serratura della porta e questa si aprì con uno scatto metallico.

- Mi segua, capitano Coal... abbiamo molto di cui parlare.

L'altro prigioniero mandò un urlò strozzato.

- Non andare Joe! Scappa! - la voce gli si incrinò dal terrore. - Non lasciare che ti facciano quello che hanno fatto a me!! Non andare! Joe! Joe!!

Coal squadrò la giovane donna sorridente: era evidente che non nascondeva armi sotto quel vestito aderente... c'erano solo morbide curve femminili. Niente di neppure lontanamente pericoloso. Fece qualche passo per uscire dalla cella.

 - Ha forse paura di me, capitano Coal? - chiese lei con voce flautata.

- Neanche per idea... signora! - sbottò acido lui.

- Visto, tenente Bright? - rivolgendosi compiaciuta all'altro - Qui non c'è nulla da temere. La sua porta è aperta, può andarsene quando vuole.

Spinse dolcemente la porta di Bright e questa si aprì di qualche centimetro. La mano dal polso tatuato si ritirò di scatto, ma Bright non uscì dalla cella. Rimase nascosto, immobile e in silenzio.

- Il suo amico è molto timido, penso abbia bisogno di rimanere un po' solo. Mi segua, capitano... - gli rivolse un sorriso splendido di candore e gentilezza. - Deve dirmi tutto di lei...

Percorsero insieme il corridoio e passarono in altre sezioni dell'edificio. Coal ebbe modo di gettare una rapida occhiata dentro ogni cella. Erano tutte occupate da donne, alcune molto graziose ma dallo sguardo stralunato, e altre bruttissime, tarchiate, dalla pelle olivastra e i lineamenti tozzi e squadrati. Coal fece una smorfia di disgusto, aveva sempre odiato le donne dall'aspetto mascolino. Donne così erano totalmente inutili. Non servivano proprio a niente.

La donna lo fece accomodare in un'ampia stanza dalle alte finestre. L'angolo in cui si erano seduti era piacevolmente in ombra rispetto al sole che brillava infuocato dalle finestre. Non sembrava una sala da colloquio di una prigione: le tende erano ricamate con fili d'oro, i tavolini bassi portavano graziosi paralumi e brocche d'argento,  per terra c'erano folti tappeti e preziosi cuscini, piante ornamentali e ventagli piumati.

Il genere di posto che Coal, se avesse avuto un lanciafiamme, avrebbe goduto nel ridurre in cenere.

Lei si sedette per terra incrociando le caviglie sottili ornate da catenelle dorate.

- Si sieda qui accanto a me, capitano. Vuole qualcosa da bere?

Coal riportò la sua attenzione sulla ragazza, come la torretta di un carrarmato che punta sul bersaglio. Quella donna era tanto bella quanto stupida, avrebbe potuto spezzarle le vertebre del collo con un solo movimento e quella se ne stava lì a fare tutti quei complimenti. Si sedette rigido, voleva fare la parte del duro e manovrarla a piacimento per ottenere ciò che voleva. Di solito la sua corporatura muscolosa, il fisico atletico e i suoi occhi di ghiaccio facevano sempre una grande impressione sul pubblico femminile. Aveva scoperto da giovane che più le maltrattavi e più ti ammiravano, più ti dimostravi duro e spietato e più ti rispettavano. Forse, tutto sommato, si sarebbe proprio divertito su quel pianeta.

- Oh, non mi sono ancora presentata... mi chiamo Milla e dirigo questo... chiamiamolo "istituto di correzione". Non esistono prigioni su Tula, ma solo dei posti per trattenere momentaneamente chi si è comportato con poco giudizio... proprio come lei.

Decisa la sua tattica, Coal esibì un sorriso smagliante e accattivante, rarissimo in uno come lui che li serbava solo per le grandi occasioni. Chi lo conosceva, anche solo superficialmente, si sarebbe allarmato nel vederlo sorridere.

- Milla... un nome esotico per una donna piena di fascino - esordì lui con voce seducente, ma l'espressione di lei, cortese e interessata, non variò.

- Posso chiederle cosa è venuto a fare a Tula, capitano?

- La mia navetta ha avuto un'avaria nel sistema di navigazione e questo è stato il primo pianeta abitabile che ho incontrato per un atterraggio di fortuna. Non sapevo neanche dell'esistenza di un pianeta simile.

- Dai suoi documenti risulta che era in servizio sulla "White Lion"... si è forse perso mentre era in licenza? - sorrise come ad invitarlo ad una confidenza imbarazzante.

Coal si raddrizzò di colpo mentre tutti i suoi sensi si mettevano in allerta. Che la donna sapesse già tutto e giocasse con lui al gatto col topo? Sicuramente l'ammiraglio della "White Lion" aveva diramato un avviso che metteva in guardia tutto il settore dal traditore fuggiasco. La fissò negli occhi cercando in essi un barlume di insolenza, o anche di semplice sospetto. Ma gli occhi della donna erano limpidi e innocenti. Del resto le navette che lo stavano inseguendo avevano rinunciato spontaneamente a tentare di catturarlo... forse non si erano resi conto di quante informazioni egli avesse effettivamente trafugato dal computer della nave. Forse era proprio così: l'avevano visto dirigersi verso un pianeta fuori dal settore in una navetta praticamente senza carburante e avevano pensato che sarebbe morto bruciato nell'atmosfera o schiantato sulla superficie del pianeta. E se veramente il resto del mondo lo considerava morto, questo fatto gli apriva una vasta gamma di possibilità. Perse qualche altro secondo a valutare quale poteva essere la risposta più appropriata.

- No, mi trovavo in missione ed ero inseguito dai miei nemici. Quando sono atterrato, ho reagito così violentemente perché pensavo di trovarmi in mezzo a loro -, rispose simulando una preoccupazione che non provava. Ancora una volta, l'espressione di lei era immutata, non dava segno di avergli creduto né che avesse capito che stava mentendo. Sempre cortese e attenta.

- Portavo con me degli schemi dettagliati per la costruzione di armi molto sofisticate, le più mortali che si conoscano in tutti i settori... - lasciò sospesa l'ultima affermazione aspettandosi che lei gli facesse qualche domanda in merito, o anche una garbata proposta per procurarseli. Invece sollevò appena un sopracciglio. Non era un incoraggiamento, ma lui continuò lo stesso. - Sono armi che potrebbero tornare utili anche ad un pianeta indifeso come questo: un pianeta popolato di donne belle e sagge, poco avvezze alle arti della guerra. Non avete mai pensato al pericolo di una invasione?

- Oh, capitano, nessuno ha mai dimostrato interesse bellico per questo pianeta. Il nostro è un pianeta di divertimenti e pace, un posto dove coltivare la gioia di vivere. Le donne di tutti i mondi circostanti vengono qui anche solo per passare un breve periodo della loro vita con i propri ritmi.

- Non avete altri contatti con l'esterno?

- Ogni tanto ospitiamo qualche cargo mercantile, scambiamo il prodotto locale con quanto non produciamo direttamente qui.

- Quale sarebbe il prodotto locale?

- Ne avrà sentito parlare! Le donne di Milla sono famose in tutto l'universo conosciuto! - disse ammiccando con le lunghe ciglia.

Coal spalancò gli occhi mentre nella sua memoria un lampo illuminava una scena di molti anni prima, quando era ancora all'accademia. Insieme ad un gruppo di cadetti stava sfogliando una rivista patinata piena di foto a colori. Quella rivista vendeva donne di "piacere" alle astronavi che dovevano compiere viaggi che duravano molti anni. Le “donne di Milla” erano una istituzione, erano ricercatissime perché erano le più belle e le più brave. Naturalmente si poteva scegliere tra diverse categorie, c'erano le donne eleganti e sofisticate per gli ufficiali, così colte e raffinate che non sfiguravano neanche durante le cerimonie diplomatiche, e c'erano le donne per l'equipaggio, fresche e ingenue, ubbidienti e rispettose. C'erano infine le donne per il personale dell'astronave, aiutanti tecnici, cuochi, addetti alle pulizie... queste donne di solito erano a disposizione di interi reparti e dovevano unire l'utile al dilettevole aiutando nel lavoro quando c'era bisogno.

Un intero pianeta di prostitute. Di artiste del sesso! Deglutì a fatica.

Quanto aveva fantasticato guardando e riguardando quelle foto di donne procaci in pose seducenti! La contemplazione di quelle immagini gli avevano provocato intense reazioni fisiche che ancora ricordava con nostalgia. Sospirò senza volerlo. Il soggiorno sul quel pianeta ora si prospettava piacevolissimo.

- Certo, ora che me lo dice, ricordo di... averle sentite nominare.

- Purtroppo non siamo in grado di comunicare con la "White Lion" e segnalare la sua posizione, però la settimana prossima è previsto l'atterraggio di una nave proveniente da Merydiano... può chiedere un passaggio a loro. Il comandante Ryd si serve piuttosto spesso del mio servizio di compagnia femminile. I Merydiani sono guerrieri e le loro donne non sopravvivono a lungo durante i loro viaggi.

Coal si concesse un altro smagliante sorriso. Le cose si mettevano di bene in meglio: Ryd era il suo contatto per il trafugamento dei piani.

- Lo farò senz'altro, grazie.

- Bene, capitano, ora la devo proprio lasciare. E' libero di uscire da qui e visitare il nostro pianeta... ma la avverto, qui i comportamenti violenti vengono severamente puniti.

Coal restò un attimo in silenzio, vagamente a disagio per il tono di oscura minaccia della donna, si alzò e la salutò rispettosamente.

Appena fuori, il capitano respirò a pieni polmoni e si sentì pervadere dalla fiducia e dall'ottimismo. Precipitando sul quel pianeta aveva avuto modo di far perdere le proprie tracce e di nascondere la valigetta con i piani segreti. Allo stesso tempo aveva la possibilità di incontrare Ryd e di vendergli i piani. E magari di mettersi a suo servizio e, perché no?, in una posizione di prestigio. Con l'aiuto dei piani, degli schemi delle armi e della sua esperienza professionale, Merydiano avrebbe potuto annettersi un altro pezzettino del settore di Holystar... magari gli avrebbero fatto dono di un pianetino, piccolo e senza importanza, dove ritirarsi quando si sarebbe stancato di comandare truppe e la guerra l'avesse annoiato.

Camminava verso il centro della città senza fare caso agli strani tipi di vegetazione che decoravano aiuole e giardinetti, senza dar peso al bizzarro colore del cielo, alla foggia dei vestiti dei tanti esseri di sesso femminile che gli passavano accanto, alle vetrinette illuminate, ai cartelli, alle case. Coal camminava in mezzo a tutto questo senza vederlo, la sua mente stava già programmando il suo futuro, si sentiva leggero, quasi euforico.

Un'idea, in particolare, si stava facendo strada nella sua mente che macinava pensieri a ritmo incessante. Era strano che una persona della sua importanza, del suo valore, non avesse mai pensato a prendere una compagna sulla nave. Di solito sulle navi le donne erano poche; o erano le compagne degli altri ufficiali o erano ufficiali esse stesse, in entrambi i casi erano intoccabili. Certo, si era divertito parecchio durante le missioni in cui l'ordine era di non fare prigionieri, aveva potuto scegliere il meglio da ogni villaggio prima di sterminare tutti gli abitanti. Ma da quando la guerra era finita, Coal non aveva più avuto occasione di toccare una donna. Era passato tanto tempo, troppo. Ora era finito sul pianeta giusto per scegliersi una donna adatta al suo rango, bellissima ed "esperta" nella sua professione.

Mentre era immerso in questi pensieri, la luminosità del cielo era calata e le strade si erano svuotate. Coal si accorse che era stanco e aveva anche molta fame. Intravide lungo la strada un'insegna che recava l'immagine di un piatto fumante. Si affrettò ad entrare nel piccolo locale, grazioso e pulito. Si sedette ad un tavolo con la tovaglia sintetica dai colori vivaci, era l'unico cliente. Una ragazza di colore alta e sinuosa venne a prendere le ordinazioni. Il menù non era scritto nella sua lingua perciò accettò che la ragazza gli portasse il piatto del giorno. La osservò allontanarsi ancheggiando verso il retro del bancone. Naturalmente non aveva bisogno di cucinare: un complesso macchinario, del tutto simile a quello che si usava nelle grandi navi, avendo a disposizione gli ingredienti avrebbe cucinato tutto da solo. Non c'era nessun altro nel locale, niente cameriere, cassieri, cuochi. Solo loro due.

Coal sentì qualcosa che gli si agitava nelle viscere mentre osservava la ragazza premere i vari bottoni per preparargli il pasto. Il suo sguardo si soffermava sulle morbide curve, sulle lunghe gambe scoperte, sui capelli scuri raccolti sul capo, sul collo da cigno. Coal si sentì avvampare dal desiderio.

Appena la ragazza mise giù il piatto sul suo tavolo, lui allungò la mano per afferrarle il braccio in una morsa d'acciaio. Si alzò di scatto rovesciando il tavolo e premendole la bocca sulle labbra in un bacio selvaggio di cui aveva dimenticato il sapore. Più il contatto si prolungava e più lui si sentiva ribollire il sangue, sempre più deciso a prendersi tutto ciò per cui il pianeta era famoso. La teneva avvinghiata e, mentre con una mano cercava di sollevarle la stretta minigonna, con l'altra cercava di slacciarsi i pantaloni.

Ma, nonostante tutto l'ardore che si sentiva addosso, Coal restò davvero stupito nel constatare che il suo corpo non aveva minimamente reagito all'impulso sessuale. Il suo corpo era rimasto del tutto indifferente alla situazione. Alzò uno sguardo meravigliato, suo malgrado, sulla ragazza. Si fissarono per un attimo e questa abbandonò il suo cipiglio spaventato, assumendo un'espressione di derisione:

- Lei è proprio nuovo di queste parti, vero?

Coal la allontanò bruscamente, spingendola per terra con rabbia. Lei restò seduta a terra, con la gonna strappata e il sorriso che non lasciava il suo volto, sembrava che aspettasse qualcosa.

La sua attesa venne quasi subito ricompensata dall'ingresso di due guardie che lanciarono uno sguardo significativo a Coal, immobile al centro della stanza, con i pantaloni della divisa mezzi slacciati e l'espressione straniata. Era così confuso che non oppose resistenza e, per la seconda volta quel giorno, venne colpito da una violenta scarica elettrica e stramazzò a terra pesantemente, come una marionetta a cui avessero tagliato i fili.

Coal si svegliò nuovamente nella sua cella. Indossava un lungo camice da ospedale e nient'altro. Rimase a fissare il soffitto per lungo tempo ripensando agli ultimi avvenimenti. Poi strabuzzò gli occhi per il terrore e la sua mano corse a cercare i genitali. Trovandoli al loro posto sospirò di sollievo.

- Non si preoccupi capitano, non abbiamo l'abitudine di castrare chirurgicamente i nostri prigionieri - Milla era seduta accanto a lui ed emise una risatina cristallina. Coal sobbalzò per lo spavento, non si era accorto della sua presenza.

- Cosa mi avete fatto?? - ringhiò con la poca forza rimasta.

- La avevo avvertita che qui la violenza non è tollerata e quello che ha tentato di fare viene punito con il massimo della pena. Venendo qui si è assoggettato alle nostre leggi, lo stabilisce la convenzione interplanetaria. Ora io posso disporre della sua persona, lei diventerà merce di scambio per il nostro pianeta.

- Se lei ha intenzione di farmi diventare suo schiavo forse non mi ha guardato bene, io sono nato per combattere e uccidere. Io sono un vero uomo, un ufficiale spaziale, e non mi metterò mai al servizio di una donna... preferisco morire piuttosto!!! - urlò rabbioso Coal.

- Bene, credo proprio che farò il possibile per venire incontro ai suoi desideri - disse sorridendo sempre più. - Comunque lei è l'ufficiale spaziale più sprovveduto che io abbia mai incontrato. Venire su Tula e tentare uno stupro - scosse la testa con finta compassione. - Si è forse dimenticato della tulanina? La nostra atmosfera è ricca di questo potentissimo ormone femminile prodotto dalle piante originarie di questo pianeta, il polline ha un effetto immediato. Per questo abbiamo scelto il pianeta come nostra base, qui gli uomini sono innocui come agnellini. Lei sarà anche un vero uomo ma è incredibilmente stupido! - detto questo si alzò e se ne andò richiudendosi alle spalle la pesante porta.

Coal riprese a fissare il soffitto masticando rabbia. Si sentiva debole, spossato, gli girava la testa. Eppure continuava a pensare ad un piano per fuggire di lì, possibilmente lasciando dietro di sè il maggior numero di cadaveri femminili.

Passarono così diverse ore. Poi la porta si riaprì lentamente e apparve sulla soglia una donna dai capelli neri tagliati a spazzola, aveva l'aria impaurita e gli occhi rossi dal pianto. Non aveva il coraggio di guardarlo direttamente negli occhi e teneva le labbra serrate. Si avvicinò tremante allungando un piatto di cibo verso Coal. Quest'ultimo trovò la forza di colpirla in viso con il palmo aperto della mano, ma poi il braccio gli ricadde sul letto senza forza.

Subito la donna si mise a piagnucolare coprendosi il volto con le mani, balbettava in preda ad una crisi isterica:

- Non farmi del male, ti prego Joe, non farmi del male. Sono io, Joe.

Coal fissò inorridito il tatuaggio matricolare sul polso della donna:

- Chi sei? Che scherzo è questo? Parla, maledetta donna!!

- Sono Frank, Joe. Sono io. Loro mi hanno ridotto così!

- Frank?! Non può essere vero! Non è possibile!

- Io non volevo fare nulla di male, lo giuro. Io non sapevo niente. Questo pianeta è l'inferno per il genere maschile, dovrebbero segnarlo sulle carte di navigazione. Queste donne sono la personificazione del male, del diavolo! - disse Frank continuando a singhiozzare coprendosi il volto rosso. - Avrei preferito che mi avessero ucciso. Non voglio vivere così...

Trovò un fazzolettino con cui asciugarsi le lacrime, cosa che fece inorridire non poco il capitano, e appena riprese fiato, iniziò a raccontare:

 - Sono venuto qui in licenza pensando di procurarmi un po' di spasso con le femmine di questo pianeta, avevo letto la pubblicità delle "Donne di Milla" e pensavo che qui fossero tutte così. Mi sono ubriacato e ho assalito un'intera comitiva di studentesse. Mi hanno portato qui e mi hanno fatto un'operazione qui - disse mostrando una piccola cicatrice alla base del collo. - Non so cosa mi hanno fatto ma nel giro di pochi giorni mi sono trasformato in una donna: mi è cresciuto il petto, mi si sono modificati i lineamenti e tutta la struttura del corpo, ho perso la peluria dalle braccia e dalle gambe e infine, proprio stamattina, la mia voce è diventata così. Milla mi ha detto che dovrò seguire un corso di addestramento insieme a tutti gli altri e poi...

- E poi cosa? A che scopo tutto questo? - strillò allarmato Coal.

- Non l'hai ancora capito, vero? Non ti sembrava strano che in tutti i pianeti la prostituzione e lo sfruttamento sessuale siano stati aboliti mentre qui, e solo qui, le donne sono merce di scambio? Proprio qui, il pianeta delle donne? E' terribile... io non so cosa fare... - si mise a piangere e gemere ancora più forte, soffiandosi il naso in piccoli, delicati colpi.

- E POI COSA?? DIMMELO! - gridò l'altro facendo vibrare il vetro della finestrella.

- E poi sarò imbarcato su qualche nave come merce di scambio. Sarò una "Donna di Milla". Tutte le Donne di Milla lo sono... sono tutti prigionieri di questo posto, tutti uomini mutati...

Rimasero entrambi in silenzio per molto tempo. Uno singhiozzando piano e l'altro grattandosi pensierosamente il grosso cerotto che aveva alla base del collo. Quando si rese conto di quello che stava facendo, si sentì pervaso da brividi incontrollabili e gli sembrò che tutto il suo corpo fosse diventato un unico enorme blocco di ghiaccio.

La prigionia di Coal durò solo pochi giorni ma soffrì enormemente nella sua piccola cella. Non faceva che specchiarsi nel riflesso dell'acqua che raccoglieva nel lavabo e passava il tempo a scrutare i suoi lineamenti che si alteravano di ora in ora. La pelle delle guance era diventata rosa e morbida, le labbra più piene, le ciglia più lunghe e gli occhi più dolci. Odiava quella faccia, rivoleva la sua ruga sulla fronte, gli occhi spietati, il naso dritto, la pelle coriacea che andava rasata tutti i giorni. Anche il suo corpo subiva la metamorfosi: i muscoli perdevano di tono e si riassorbivano, le dita diventavano affusolate, il seno si sviluppava, le natiche si arrotondavano e la vita si assottigliava. Coal avrebbe voluto trovare il modo di togliersi la vita ma una parte di lui, quella che stava crescendo dentro di lui, aveva orrore della violenza, del sangue, dell'idea della morte.

La cosa più terribile avvenne il quinto giorno. Era nei bagni della prigione e stava urinando quando, con un rumore soffocato di risucchio, l'organo sessuale gli restò in mano. Rimase a fissarlo inorridito e poi urlò, urlò con quanto fiato aveva nei polmoni. Infine il capitano Coal, l’uomo che aveva affrontato a mani nude e poi sterminato gli alligatori di Maffrom, fece una cosa che non aveva mai fatto in vita sua.

Svenne.

* * *

Il giorno dopo decise di agire. Guardando nel riflesso dell'acqua vide una donna dallo sguardo pericoloso, folle e molto, molto risoluto. Non aveva dimenticato che la sua preziosa valigetta era rimasta tra le rocce dove aveva avuto la pessima idea di assalire le turiste del parco dei divertimenti. Aveva saputo da Frank che la nave di Merydiano era atterrata poche ore prima e il capitano Ryd non aveva perso tempo e aveva subito chiesto di vedere una selezione delle migliori "Donne di Milla". Questo significava che il suo piano originale poteva considerarsi ancora valido. A dispetto del suo aspetto esteriore, avrebbe potuto ancora capitanare una guerra, non permettevano forse alle donne di essere ufficiali sulle navi? Lui sarebbe stato meglio di tutte loro messe insieme. Perché lui aveva il cervello di un uomo dentro.

Nessuna donna avrebbe mai avuto la sua astuzia, la sua sagacia e neppure il suo coraggio. E poi, santo cielo, esisteva pur sempre la chirurgia plastica...

Frank venne imbarcato subito sulla nave con il nome di Francina, Coal dovette aspettare ancora qualche giorno perché il corpo completasse la trasformazione con il cambiamento della voce e dovette anche seguire un breve addestramento di disciplina e comportamento per adattarsi al suo nuovo ruolo. Coal non si ribellò all'umiliazione, dentro di sé sapeva che il suo posto era al comando di una nave e che non avrebbe avuto problemi a dimostrarlo una volta che si fosse ritrovato tra i suoi simili.

Quel pomeriggio venne presentato a Ryd, con il nome di Josephine, nella stanza cerimoniale di Milla. Coal fece uso di tutte quelle tecniche di seduzione che aveva appena imparato, sorrise con aria misteriosa sventolando le lunghe ciglia e rispose solo quando venne interpellato. La sua parte maschile schiumava di rabbia ma la ricompensa non si fece attendere: Ryd scelse proprio lui e in breve la transazione commerciale fu conclusa. Lui, Ryd e due ufficiali uscirono dalla stanza di Milla per dirigersi velocemente verso la nave, poiché la partenza era prevista in serata.

Appena fuori Coal studiò il metodo migliore per iniziare il discorso:

- Capitano Ryd, lei conosce il capitano Joseph Coal?

Ryd lo fissò a lungo severamente con i suoi occhietti rossi.

- No, mai sentito nominare. Fai silenzio, donna.

Coal si morse le labbra, l'approccio era sbagliato. Ufficialmente non si conoscevano per via dei loro loschi affari.

- Capitano mi ascolti, io so che c'era un accordo tra di voi. Coal doveva fornirvi dati riservati della "White Lion" e, in generale, relativi all'esercito Holystar...

L'ufficiale della sicurezza alzò il braccio per colpirlo in viso per la sua insolenza, ma Ryd lo fermò:

- Aspetta Pyrf!... Donna, chi ti ha detto tutte queste cose?

- Le so perché... il capitano Coal sono io!

I tre si misero a ridere tenendosi le grosse pance e tirandosi pesanti pugni sulle ginocchia, secondo l'uso dei Merydiani.

- Ma... sono davvero io, sono Joe, Ryd... guarda qua - disse mostrando il tatuaggio matricolare sul polso. I tre si sporsero incuriositi a guardare i numeri ma sembrò che per loro non avessero alcun significato.

- Io... ve lo posso dimostrare! - senza volerlo, assunse un tono lamentoso. - Sono precipitato su questo pianeta dopo che sulla "White Lion" mi avevano scoperto. La mia valigetta è poco distante da qui, in un parco dei divertimenti... nessuno può averla aperta, ha una chiusura ad impronta vocale... potete venire a controllare se non dico la verità!! - strillò esasperato.

- Ma quanto chiacchiera questa, capitano - disse Pyrf scettico. - Non faremmo meglio a riportarla indietro e prendere quella bella rossa che avevo scelto io?

Ryd restò un attimo a grattarsi il cranio calvo e butterato.

- Mmhmm, no. Abbiamo ancora un po' di tempo per imbarcarci. Questa storia mi incuriosisce, anche se non credo affatto che questa donna possa essere qualcosa di diverso da quello che è - disse pizzicandole una natica con le grosse mani pelose e ridacchiando sommessamente.

Il parco dei divertimenti risultò più lontano di quanto avesse immaginato Coal, fortunatamente era l'unico sul pianeta e ritrovò in fretta l'attrazione del deserto. Entrarono tutti e quattro e si diressero verso le rocce vicino all'entrata.

Appena Coal trovò la valigetta dove l'aveva messa, si sentì riempire il cuore di sollievo e gratitudine. Raddrizzò la schiena e assunse la sua espressione fredda e distaccata che solitamente incuteva timore e rispetto nei sottoposti. Si sentì di nuovo un ufficiale della Holystar, un professionista della guerra che era riuscito a capovolgere le avversità a suo favore e che finalmente sarebbe riuscito a venire fuori da questa terribile storia vittorioso. Anche se nel corpo di una donna.

Con fare deciso e imperioso sistemò la valigetta sulla sabbia, lanciando occhiate piene di sfida, si sentiva aggressivo e agguerrito, non vedeva l'ora di far valere il suo grado su quell'odioso Pyrf. Accese il programma e iniziò a recitare il codice di apertura che consisteva nei suoi dati personali e una serie di cifre.

La valigetta emise un ronzio e sul display apparve una scritta:

IMPRONTA VOCALE NON RICONOSCIUTA

AVETE UN ALTRO TENTATIVO

Coal cercò di non dare a vedere il suo nervosismo e lanciò a Ryd un'occhiata meno aggressiva e agguerrita. Riprese a recitare il codice di apertura cercando di usare il tono di voce più basso che gli riuscisse di fare con la sua nuova voce femminile. La valigetta emise un ronzio più forte.

IMPRONTA VOCALE NON RICONOSCIUTA

INIZIO SEQUENZA DI AUTODISTRUZIONE

Un filo di fumo grigio uscì dai lati della valigetta. Coal prese a gridare in preda al parossismo e lanciò la valigetta contro le rocce. A questo punto, terminata la sequenza di autodistruzione, la valigetta si aprì automaticamente in uno sbuffo di vapore lasciando vedere un pugno di cenere grigia sul suo fondo. Coal ci si avventò sopra ruggendo e iniziò a calpestarla imprecando con un ricchissimo repertorio di epiteti e con ogni lingua di cui era a conoscenza.

Il capitano Ryd sospirò scuotendo la testa.

- Questa qui mi fa venire il mal di testa. Pyrf, te la regalo. Tu e i tuoi uomini del reparto sicurezza saprete certo come trattarla. So che il vostro gruppo si accontenta di poco e non va troppo per il sottile. Ti prometto che la prossima volta vi assegnerò DUE donne per tutti e 46.

- Grazie Capitano! E' davvero un pensiero gentile! E non si preoccupi per questa qui... non le daremo modo di parlare molto!

Pfyr sorrise mentre gli occhietti rossi gli si illuminavano di mille piacevoli fantasie.