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La fantascienza che ci piaciuta

di Marino de Pascalis

Romanzo: Il segno del cane ( Le signe du chien )
Autore: Jean Hougron
URANIA n. 271 del 17 dicembre 1961

L'autore è un noto scrittore francese, autore di romanzi molto noti come "Il sole nel ventre", "Morte di frodo" ed altri. Il tema prevalente nei suoi romanzi è il rapporto tra la Francia e l'Indocina, nell'ultimo periodo da colonia francese.

Quando si è cimentato con la SF era un autore di successo mainstream, ed il rischio che tali autori corrono quando si cimentano con la SF è da una parte una eccessiva confidenza in sé stessi e dall'altra una scarsa padronanza dei ferri del mestiere, cioè delle sterminate tematiche della SF. Alcuni di loro, inciampando fatalmente nel pregiudizio che vorrebbe che la SF sia una letteratura povera di contenuti ( la nota, perfida equazione fantascienza = fantascemenza ) pontificano e pensano di poter portare perline e specchietti agli indigeni, senza sapere che la SF spazia dalla insulsaggini dei BEM alle più complesse proiezioni sociologiche della nostra società. E quindi si producono non poche volte in povere imitazioni di temi già molto meglio trattati ed approfonditi dagli scrittori di mestiere della SF.

Ma Hougron aveva già accortamente evitato non poche secche nel trattare la difficilissima materia dei rapporti tra una potenza coloniale e la sua colonia, in un epoca in cui il termine stesso di colonia si avviava a diventare un anacronismo, e la stessa abilità la dimostra nel trattare un tema simile (ma non troppo) trasposto in ottica SF.

In primo luogo Hougron si dimostra subito padrone dei suoi ferri del mestiere, segno che probabilmente si è nutrito di robuste letture SF. La sua ambientazione cattura con spaventosa immediatezza il lettore: una enorme, complessa, articolatissima Confederazione Galattica, strapotente dal punto di vista militare, ma con terrificanti problemi di rapporti tra razze e popoli diversissimi tra di loro in un ambiente sparso per milioni di anni luce. L'abilità di Hougron è straordinaria nella padronanza dei dettagli, quando evidenzia con pochi tratti problemi di comprensione, ricerca della tolleranza, o di composizione di rapporti di belligeranza, calandoli nei diversissimi sistemi di riferimento dei vari componenti della Confederazione, dove il bianco per uno significa necessariamente nero per un altro.

Una terribile lunghissima guerra ha causato perdite materiali immense oltre ad un costo spaventoso in termini di risorse umane, pardon di esseri senzienti. Ora è tempo di leccarsi le ferite e riprendere i rapporti con realtà rimaste forzatamente isolate. Un inviato della Confederazione arriva con la sua astronave monoposto su Sirkoma, pianeta dell'Ottava Galassia, per riprendere i contatti. Sirkoma, un pianeta dinamico, attivissimo, innovatore ed all'avanguardia dal punto di vista scientifico, mostra allo stupito inviato un volto diametralmente opposto: i valori dominanti sono quelli spirituali, la scienza è vista come fonte possibile di male e la capitale del pianeta deve difendersi dai Rhunq, mostri invulnerabili alle comuni armi. Dalle alte mura di cinta della città getti infuocati sono diretti contro di loro, ma l'arma principale per tenerli lontani è il mantenimento di un altissimo il livello di vigilanza spirituale. Custodi di tale livello sono gli Uomini Forza, una casta molto esclusiva di uomini dediti allo sviluppo di facoltà mentali. Hanno il loro quartier generale in una cittadella dalle mura alte un chilometro ed in cui mantengono spietate pratiche di automortificazione volte a servire da esempio a tutta Sirkoma. Gli Uomini Forza non intendono riprendere i contatti con la Confederazione, fonte di peccato e di valori non consoni allo sviluppo spirituale, e preferirebbero mantenere il loro isolamento. Ma l'inviato inizia a scoprire che più che lo sviluppo spirituale è il potere la causa dell'isolamento di Sirkoma…

Che punti di contatto abbia Sirkoma con l'Indocina francese, ambiente dei precedenti romanzi di Hougron, è difficile da dire. Certo il rapporto tra la Francia e l'Indocina echeggia il difficile rapporto tra la Confederazione e Sirkoma, ma Hougron è troppo abile per farsi racchiudere nell'ambito ristretto di un simile paragone e se pure esso ha funzionato da stimolo iniziale, poi è stato completamente trasceso per creare una situazione completamente nuova ed originale. La Confederazione non è la proiezione della Francia, ma una creazione letteraria veramente originale e stimolante, con il suo contenuto eclettico e straordinariamente eterogeneo di popoli e razze di cui l'autore riesce con pochi tratti a presentarne la sconfinata complessità e diversità. Le descrizioni delle diversissime problematiche che trilioni e trilioni di esseri diversi possono creare e sul modo di fronteggiarle sono magistrali. Il rapporto con Sirkoma non è un rapporto coloniale, perché Sirkoma è un pianeta che ha aderito liberamente alla Confederazione, ma da cui si vuole distaccare per seguire le mire di una ristretta casta, che occulta sotto altissimi propositi una più che ordinaria smania di potere. Ma ordinario non è il modo con cui lo persegue ed intende conservarlo, ed i temibili Rhunq sono solo una delle peculiari modalità di questo approccio al potere, che Hougron descrive con straordinaria abilità portando il lettore con il fiato sospeso fino alla sbalorditiva sorpresa finale, e che costituisce una parabola ancora interessante e vitale sull'uomo e la società, nella contrapposizione di realtà così articolate.

Insomma un romanzo che ha molto da dire a distanza di quaranta anni.